Giornata internazionale delle cucine italiane all'insegna dell'ola globale del risotto alla milanese
Eccoli ritornare puntuali all'appuntamento. Centinaia di cuochi italiani e culinary professional del GVCI che lavorano in ogni angolo del mondo lanciano nuovamente l'appello per la GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE CUCINE ITALIANE - International day of Italian Cuisines (IDIC 2009). “Il 17 gennaio 2009 è un giorno dedicato a quelli che amano la cucina italiana nel mondo”, dice Mario Caramella, Presidente del GVCI, l'organizzazione che propone la iniziativa. L'attuale boom mondiale della cucina italiana ha generato una tale proliferazione di cattive imitazioni che i suoi consumatori non possono più accettare la sistematica contraffazione dei prodotti e il taroccamento della cultura culinaria italiana.
L'anno scorso, il GVCI, con i suoi 800 associati in oltre 70 paesi, formò una storica ola, nella quale centinaia di cuochi, a tutte le latitudini, cucinarono un'autentica pasta alla Carbonara. Un grande successo. “Per la IDIC 2009 abbiamo scelto il Risotto alla Milanese”, aggiunge Mario Caramella. Con pizza e spaghetti, risotto è certamente il piatto italiano più famoso nel mondo. Il successo del risotto è stato ed è tanto grande che oggi è diventato una specie di “tecnica”, usata in maniera spesso inappropriata in tutti i tipi di cucine. Proprio per questa sua popolarità il risotto è adesso tra I piatti più taroccati nel mondo.
In una città come New York, su 50 ristoranti che hanno il risotto nel loro menu, meno di un terzo è italiano. Il resto sono principalmente i cosiddetti ristoranti di cucina neo-americana (38%). Ma anche ristoranti messicani, spagnoli, giapponesi e addirittura indiani hanno il risotto nel loro menu. Senza contare che il piatto è molto popolare anche nei ristoranti francesi di vecchio e nuovo stile e non solo negli Stati Uniti. La Table de Joel Robuchon a Tokyo e molti altri ristoranti francesi in Asia hanno il risotto (con Parmigiano) nel loro menu e prendono stelle dalle guide francesi. Le stesse che troppo spesso ormai ignorano deliberatamente I ristoranti italiani di qualità in Giappone, a Hong Kong e Macao.
L'appello del GVCI comunque vola molto più in alto delle guide, dei critici e delle stelle. “The IDIC è nata con una missione”, dice Mario Caramella, “certamente puntiamo ad educare i consumatori di cucina italiana nel mondo, ma vogliamo soprattutto difendere il loro diritto di avere quello per cui pagano quando vanno in locali che si fregiano del titolo di ristoranti italiani, e cioè cucina italiana autentica e di qualità”.
Il GVCI fa appello a tutti coloro che lavorano nel campo della enogastronomia italiana nel mondo e agli amanti della cucina italiana, a qualunque latitudine si trovino. Tutti sono invitati a unirsi al GVCI, il 17 gennaio 2009, nella celebrazione della cucina italiana autentica e di qualità. Come? Cucinando o mangiando in quella giornata un genuino risotto alla milanese, magari fatto secondo la ricetta genuina che pubblichiamo in questa pagina. “Abbiamo deciso il risotto alla milanese, con il suo inconfondibile colore giallo, perché è il padre di tutti i risotti italiani”, conclude Mario Caramella.
Rosario Scarpato
Risotto alla milanese: una vera storia italiana
E' indubbiamente un piatto padano, nato nella valle del Po, in quella Italia settentrionale che si trova al nord della linea ideale che va da La Spezia a Rimini.
E' il simbolo gastronomico di una città, Milano, ma come molti piatti italiani - per esempio quelli che Pellegrino Artusi inserì nella sua Scienza in Cucina e l'Arte del Mangiar Bene - è nato dagli scambi e dalle reciproche influenze tra le varie parti d'Italia.
L'Italia, a livello gastronomico, ha funzionato sempre come una grande federazione gastronomica. A unirla sono state più le diversità che l'uniformità.
E più è stato forte il rispetto per la specificità, territoriale e culturale, dei singoli piatti, più gli italiani hanno amato gli stessi.
E all'estero, il federalismo gastronomico dell'Italia è emerso, negli ultimi venti anni, soprattutto nei menù dei ristoranti italiani, gli spaghetti alle vongole con i saltimbocca alla romana, le lasagne emiliane con la cassata siciliana, la polenta friulana e la piadina romagnola, il toscano pollo alla cacciatora con i romani carciofi alla giudea, e chi ne ha più ne metta.
E di questi menù “federalisti” il Risotto alla Milanese è stato un grande protagonista.
Risotto alla milanese. La cronologia
In principio:
Quello che oggi è il Risotto alla milanese in principio era una minestra di riso, ma poteva essere anche di farro, cotta in brodo.
Medio Evo:
Gli ebrei veneziani mangiano già “riso Sabbath col zafran”. Per la scrittrice americana Claudia Roden il risotto alla milanese è un discendente diretto di quel piatto. La sua tesi è basata sul libro di Giuseppe Maffioli, La cucina veneziana, nel quale l'autore tra l'altro fa risalire agli ebrei anche “la tradizione di fare risotti con ogni possibile tipo di vegetali”. Il “riso col zafran” era, secondo un altro autore americano, Clifford A. Wright, una sorta di pilaf allo zafferano, “conosciuto da Ebrei e Arabi della Sicilia medievale che viaggiarono al nord dell'Italia”. Oltre a Maffioli, Wright ha tra le sue fonti anche Alberto Denti di Pirajno e il suo libroSiciliani a tavola: itinerario gastronomico da Messina a Porto Empedocle.
1549:
Certo è che in Sicilia, il riso in questi anni già si associava al giallo, come nella ricetta di Riso o farro alla Ciciliana che Messisbugo inserisce nel suo Libro novo nel qual s'insegna a far d'ogni sorte di vivanda. Un riso giallo, ma senza zafferano. La Sicilia rimarrà sullo sfondo del Risotto alla Milanese. Nel 2004 il Corriere della sera riportava una leggenda secondo la quale “la serva di una famiglia palermitana trasferitasi a Milano provò a cucinare un arancino, ma non riuscì a dargli forma e ne nacque il risotto giallo”.
1570:
Bartolomeo Scappi pubblica l'Opera dell'Arte del Cucinare nella quale compare una “vivanda di riso alla lombarda”, composta da riso bollito e condito a strati con cacio, uova, zucchero, cannella, cervellata (antico salume milanese, insaporito e colorato di giallo dallo zafferano), e pezzi di cappone. Sarebbe quest'ultima il piatto progenitore del risotto alla milanese che, secondo Massimo Alberini, “precede di secoli - e con buona pace di napoletani e piacentini - i sartu' e le bombe di riso” (Corriere della Sera, 5.12.1997)
1574:
“La leggenda colloca la nascita del “riso alla milanese” in una data precisa: 8 settembre 1574”, è quanto si legge nella Delibera di Riconoscimento “De.Co.”
(Denominazione Comunale) ai prodotti gastronomici tradizionali milanesi “panettone”, “michetta”, “cassoeula”, “risotto alla milanese” e “ossobuco”. “Per quel giorno il mastro vetraio belga Valerio di Fiandra aveva fissato le nozze di sua figlia.
Quella data, evidentemente, aveva un valore speciale per lui che lavorava alle vetrate del Duomo... Durante il pranzo di nozze comparve un piatto di riso colorato con lo zafferano, materiale che la squadra di vetrai belgi al seguito di mastro Valerio era solita aggiungere a molti colori per creare particolari effetti cromatici.
Il riso così preparato, forse per scherzo, piacque a tutti, sia per il sapore che per il colore, in un'epoca in cui si attribuiva all'oro, o in sua mancanza alle sostanze gialle, un'importanza anche farmacologica”.
1773:
Nel suo Il cuoco galante,Vincenzo Corrado, frate benedettino e grande gastronomo partenopeo, annovera una ricetta di riso giallo, cotto in brodo, con uovo e formaggio.
1779:
Antonio Nebbia, nel suo libroIl Cuoco maceratese, è il primo a proporre di “soffriggere il riso, dopo averlo lasciato a bagno nell'acqua per alcune ore”.
Da sempre il riso era lessato in acqua o in altri liquidi e aromatizzato con sostanze diverse, ma la vera rivoluzione avviene quando il riso viene fatto "tostare" nella cipolla imbiondita, quindi bagnato poco per volta con brodo e solo alla fine arricchito con aromi e mantecato con burro e formaggio: solo questo si può chiamare risotto.
1785:
Nell' Oniatologia (ovvero discorso de' cibi con ricette e regole per bene cucinare all'uso moderno) pubblicata a dispense, a Firenze, appare una ricetta “per far zuppa di riso alla milanese”, dove il riso, lessato in acqua salata, viene addizionato all'ebollizione di un bel pezzo di burro e condito con cannella” (Medagliani)
1809:
“L'anonimo milanese L.O.G. ne Il cuoco modernoriporta una ricetta chiamata riso giallo in padella che prevede che il riso debba essere inserito in un soffritto composto da burro e cipolla "lasciandolo abbrustolire sinchè sia ben tostato".“Al riso, stabilisce L.O.G., andranno aggiunti il cervellato, il midollo, e poi verrà bagnato nel brodo nel quale sarà stato sciolto lo zafferano”.
1839:
Francesco Cherubini nel suo Dizionario Milanese-Italiano, dice che il riso va “inondato” di buon brodo. Medagliani fa notare: “Già si intravedono i lineamenti approssimativi per la preparazione del risotto alla milanese, ma si è ancora lontani dal concetto giusto, quello di “fatelo cuocere in un buon brodo rimettendolo di mano in mano”.
1853:
Felice Luraschi, celebre cuoco milanese, fa stampareIl nuovo cuoco milanese, dove il “riso giallo”, diventa “riso giallo alla milanese” completo di burro, zafferano, midollo di bue e formaggio grana grattugiato.
1891. Pellegrino Artusi, include il risotto alla milanese ne La Scienza in cucina e l'arte del mangiar bene. Nella settima (1903) delle innumerevoli edizioni del ricettario, ci sono due ricette di risotto, la prima senza vino, la seconda con aggiunta di midollo e vino bianco. Quest'ultima Artusi la definisce più greve allo stomaco ma più saporita. Per Medagliani “l'aggiunta del vino da un'acidità utile a sgrassare il palato unto di midollo, grasso più difficile a sciogliersi in bocca del burro, per dare inoltre più nerbo al risotto e per completarne il gusto”.
Inizio Novecento. Giovanni Cenzato, giornalista e commediografo milanese, interpretando i gusti milanesi scrive: “Il risotto ha da essere ben unto e intriso, acuto d'odore e sfacciato di sapore” “Ed è questa robustezza il carattere della cucina milanese e guai a levarglielo. Ma è robustezza che si sposa con l'onestà dei cibo, onestà che deriva a sua volta dalla loro semplicità”
1938:
Giuseppe Fontana, capo cuoco del mitico ristorante milanese Savini dal 1905 al 1929, pubblica la La Cusinna de Milan, nella quale c'è anche la ricetta in versi del Risotto alla Milanese.
E al momento di aggiungere il formaggio dice alla Gina, la ideale interlocutrice che sta cucinando: “Gratta gio' el granon”.
Era il Grana di Lodigiano, il capostipite di tutti i Grana italiani (incluso Parmigiano reggiano e Grana Padano), quello che probabilmente veniva usato sin dalle origini.
1939:
Sono gli anni dell'autarchia. L'Italia di Mussolini incappa nelle sanzioni della Società delle Nazioni per l'invasione dell'Etiopia.
Il riso vive un momento di grande fulgore e il regime ne incoraggia il consumo.
Un risotto finisce nel ricettario di un simbolo della cucina economica del tempo, Petronilla, al secolo la dottoressa Amalia Moretti Foggia della Rovere.
La ricetta prescrive di soffriggere la cipolla fino all'annerimento (un'eresia, pero ordina di rimuoverne i pezzi più grandi), di aggiungere un po' di pepe, ma il grana deve essere “lodigiano”. E per farlo “sopraffino”, forse ricordando la vivanda alla lombarda di Scappi, suggerisce di mettere il “burro, in un tegame, (e dopo di averli lavati e tagliati a pezzi) animelle, filoni, creste, fegatini; e con tale squisitissima minutaglia ricopri tutta la cupola del tuo risotto giallo”.
1965:
Carlo Emilio Gadda, grande scrittore italiano, pubblica in Meraviglie d'Italia, l'articolo il “Risotto Patrio” e fissa alcuni capisaldi fondamentali del piatto, a cominciare dal tipo di riso da usare, e cioè il Vialone, dal chicco grosso.
1974:
Anna Gosettidella Salda pubblica Le ricette regionali italiane in 2000 pagine che diventa il testo di riferimento della cucina regionale italiana.
In esso c'è, secondo Schira, quella che più si avvicina alla Ricetta Perfetta del Risotto alla Milanese: riso mai parboiled, obbligatoria la sua tostatura, come obbligatori sono la cipolla (appassita e non soffritta, tolta o frullata successivamente), il midollo e il brodo.
Facoltativo il vino, lo zafferano può essere in polvere o stimmi, ma “insostituibile” la mantecatura e la consistenza “all'onda”.
1984:
Gualtiero Marchesi lancia il riso, oro e zafferano, la versione più moderna del risotto, presto copiata in tutto il mondo.
Al risotto (di Carnaroli), come ricorda Marino Marini, aggiunge all'ultimo momento 4 lamine finissime di oro.
Non c'è brodo (acqua al suo posto) e la cipolla deve solo sudare nel burro, che poi viene filtrato.
1993:
Florence Fabricant nel Nation's Restaurant News parla della “mistica del risotto” e racconta come, dall'inizio degli anni Ottanta, nei ristoranti italiani degli USA il risotto, e primo fra tutti quello alla milanese, aveva guadagnato popolarità a spese di fettuccine all'Alfredo e Tortellini alla Panna.
Nel 2001, Beth Panitz, nel numero di Aprile 2001 di Restaurants USA, riconosce che il risotto è popolarissimo Gourmet Comfort Food
2007:
Il Comune di Milano riconosce la Denominazione Comunale, De.Co, al risotto come prodotto tipico milanese, insieme al panettone, la michetta, la cassoeula e l'ossobuco.
In Italia le De.Co. sono marchi di garanzia nati in seguito a una legge che consente ai Comuni la facoltà di disciplinare in materia di valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali.
Il grande gastronomo italiano Luigi Veronelli fu un grande paladino delle De.Co.
Nello stesso anno Luca Gaggioli, editore di Ristorarte, lancia Giallo Milano, un progetto teso a rivalutare le radici gastronomiche e culturali del Risotto alla Milanese.
Gourmet confort food: un dizionario
Negli USA lo hanno descritto anche come Gourmet Comfort Food, cibo casareccio di alta cucina, una definizione che racchiude tutta la complessità del risotto alla milanese. Ecco tutto quello che bisogna sapere secondo alcuni autori, scrittori, cuochi e gastronomi.
BURRO
Una vera e propria preoccupazione per C.E.Gadda: “Burro, quantum prodest”, “quantum sufficit, non più, ve ne prego; non deve far bagna, o intingolo sozzo: deve untare ogni chicco, non annegarlo”.
BRODO
Per i non italiani è bene chiarirlo, come fa Comb: “Il brodo che si usa per il risotto non è stock (come si dice in inglese, ndt). Lo stock è fatto sobbollendo carne o pesci con lisca e vegetali, il liquido che se ne ricava è scolato e spesso ridotto per concentrare i sapori. Il brodo italiano è spesso il prodotto laterale ricavato facendo un piatto principale come il Lesso da Brodo, un piatto di manzo bollito che produce un meraviglioso brodo.”. Una posizione in linea con le prescrizioni di Gadda: “Per il brodo, un lesso di manzo con carote sedani” L'ideale per il grande scrittore italiano era che venissero tutti e tre dalla pianura padana e che il toro non fosse “pensionato, di animo e corna balcaniche”. Qualche autore sdogana anche un brodo di manzo e pollo, ma i puristi non l'ammettono, come non è ammesso assolutamte che il brodo sia di dado.
CERVELLATO (o Cervellata, o Scervellata)
Nella ricetta di Luraschi, c'era ed era un insaccato a base di pancetta e cervella di maiale, grasso (spesso di rognone), midollo di bue, spezie tra le quali cannella, noce moscata, chiodi di garofano, zafferano e Parmigiano Reggiano grattato. Tutto mescolato e posto in budella “prima tinte in acqua di zafferano”, come spiega Vincenzo Corrado ne Il Cuoco Galante (1773)”. Roberta Schira sostiene che “con il passare degli anni, il cervellato va scomparendo e viene sostituito con il midollo di manzo che ne faceva parte oppure con il gras de rost” (vedi)
CIPOLLA
Obbligatoria la presenza della cipolla, che può essere tolta o frullata successivamente; Schira
La cipolla va fatta rosolare lentamente, senca che si colori (Gosetti), Marchesi nella sua ricetta dice di farla “sudare” nel burro e dopo passare nel colino
“A rigore è impossibile stufare la cipolla e rosolare contemporaneamente il riso”, osserva Medagliani “per manntenere la cipolla il riso potrà soltanto essere stufato”, se lo volessimo tosatre a dovere allora la cipolla prenderebbe colore”... la soluzione consiste nel disaccoppiare la cottura dei contendenti con due metodi di cottura più adatti”.
COTTURA
Gadda ammoniva: “ Il risotto alla milanese non deve essere scotto, ohibò, no! Solo un po' più che al dente sul piatto... chicco individuo, non appiccicato ai compagni, non ammollato in una melma, in una bagna che riuscirebbe spiacevole”. Alla cottura perfetta, sempre secondo Gadda, si arriva in “venti ventidue minuti”. La maniera in cui si rimesta è di fondamentale importanza. Alcuni lo fanno in senso orario altri no e c'è chi suggerisce che addirittura ci sia una maniera biodinamica per farlo. Certamente bisogna farlo bene, come suggerisce Anna Gosetti della Salda, ma con delicatezza, con la mestola bucata: “Comunque anche se attacca un poco della casseruola non c'è da preoccuparsi in quanto i buongustai sostengono che un vero buon risotto " el g'ha de savè de tàcaa giò". Ma c'è chi è contrario al rimestare come il cuoco-produttore Gabriele Ferron di Isola della Scala.
CUCCHIAIO
Il risotto tradizionalmente, a Milano, si mangia con il cucchiaio. Così è raccomandato nel disciplinare della denominazione Comunale. Anna Gosetti raccomanda di servirlo versandolo “sul piatto di portata e servirlo con il restante formaggio a parte”.
GRANA
Il formaggio usato tradizionalmente nel risotto alla milanese era il Tipico Lodigiano, noto come il grana con la goccia per le lacrime di siero che permangono anche dopo mesi di stagionatura. Dopo aver rischiato la estinzione adesso viene prodotto in piccole quantità. Grana Padano e Parmigiano Reggiano vanno benissimo. Ai suoi tempi Gadda ricordava che i sobri (ed eleganti) milanesi appena ammettevano l'uso di una spolverata di formaggio grattugiato.
GRAS DE ROST
Il gras de rost è, in dialetto milanese, il sugo di cottura dell'arrosto, condimento presente in tutte le famiglie borghesi di inizio Novecento, come ricorda Roberta Schira che cita l'esperta di cultura lombarda e milanese Ottorina Perna Bozzi.
MESTOLA
Eugenio Medagliani, mitico calderaro umanista milanese, la descrive così: “Sorta di pezzo di legno che serve per mescolare i cibi nei tegami e che è chiamato imporiamente cucchiaio di legno. Il manico ha forma piatta per rendere comoda e salda la presa, la parte finale si allarga e si assottiglia per facilitare lo stacco dei cibi dallo spigolo del recipiente di cottura. L'invenzione della mestola col buco è nata dall'esigenza di facilitare la mescolatura degli ingredienti, con i quali si confezionano impasti, creme ed anche i risotti cremosi alla milanese”.
ONDA
Secondo i criteri della De.Co., Denominazione tipica comunale concessa, “il risotto deve essere piuttosto liquido (“all'onda”), con i chicchi ben divisi, ma legati fra loro da un insieme cremoso”. L'"onda" è anche la ragione per cui il risotto passa rapidamente di cottura. E' raccomandabile perciò di farne non più di 7-8 porzioni per volta. Le vecchie trattorie milanesi, quando aspettavano grandi numeri di clienti, facevano la cottura in diverse casseruole, iniziandola a qualche minuto di distanza l'una dall'altra: quello non consumato era accantonato per fare il risotto al salto.
RISO
Nel XIV secolo il riso in Italia veniva coltivato estensivamente solo nella regione napoletana, introdotto dagli spagnoli (che lo avevano preso dagli arabi), dai crociati o dai mercanti veneziani. Grazie agli stretti rapporti tra Aragonesi, Visconti e Sforza, la coltivazione del riso si estese alla parte di pianura padana che apparteneva Stato Milanese ed in particolare nel vercellese. Fino al XVI secolo era considerato quasi un medicinale, ma in 50 anni, dal 1500 al 1550, le risaie passarono da 5000 a 50000 secondo un censimento spagnolo. Che riso per il risotto? Riso di qualità, senza dubbio. Gadda non ha dubbi: “ Vialone, dal chicco grosso e relativamente più tozzo del chicco tipo Carolina”, ma anche il Carnaroli va bene e l'Arborio di qualità (non quello del supermercato, dice: nel suo). “Mai parboiled”, avverte Roberta Schira, “perché gli amidi liberi in esso contenuti non rendono possibile una perfetta mantecatura”. E comunque, che sia un riso “non interamente «sbramato», cioè non interamente spogliato del pericarpo” (ancora Gadda).
RISOTTIERA
Ancora la parola a Medagliani: “E' il recipiente di rame stagnato che i milanesi per tradizione secolare hanno utilizzato per cuocere il risotto all'onda (minestra)... La sponda della risottiera si apre verso la bocca per rendere più agevole il rimestare con la mestola di legno. Il manico ad arco, di ferro battuto, è inchiodato sulla sommità del recipiente. Una delle estremità si divide in due parti formando una U capovolta al cui interno ricavato un beccuccio che facilità il versamento diretto del risotto, dal recipiente alla scodella (bolo)”.
SALTO (RISOTTO AL)
Tecnicamente il risotto al Salto è una variante (accettata dal codice DeCo) del risotto alla Milanese. “si prepara schiacciando il riso con le mani, su un foglio di carta oleata, fino a creare la forma di un tortino”. Lo si pone in un recipiente di cottura, in burro caldo e lo si cuoce muovendo lentamente il recipiente sino a che si sia formata una crosta. Si fa lo stesso per l'altra parte.
VARIANTI
Ancora le parole di Gadda: “Alle prime acquate (piogge) di settembre, funghi freschi nella casseruola; o, dopo San Martino, scaglie asciutte di tartufo dallo speciale arnese affetta-trifole potranno decedere sul piatto”. Entrambe “non arrivano a pervertire il profondo, il vitale, nobile significato del risotto alla milanese". Il codice della DeCo ammette quella del tartufo bianco, consente una con i funghi secchi e una terza, tradizionale: il risotto al salto.
VINO/1
Vino si o vino no nel risotto alla milanese? Scrive Roberta Schira “Le ricette tradizionali non ne parlano se non dalla fine dell'Ottocento a partire dal libro La cucina degli stomachi deboli (Milano, 1884) di Anonimo, che poi è il brianzolo dottor Dubini”. E aggiunge: “Sfumare il riso con vino bianco o rosso sembra sia un'usanza nata proprio dalla scomparsa del sugo d'arrosto all'interno del risotto. Il sugo d'arrosto conteneva già il vino e quindi la componente acida. Quando non era reperibile, si metteva del vino, quasi sempre rosso, per sostituirlo”. Secondo Gadda, “due o più cucchiai di vin rosso e corposo (Piemonte) non discendono da prescrizione obbligativa, ma, chi gli piace, conferiranno alla vivanda quel gusto aromatico che ne accelera e ne favorisce la digestione”. Pellegrino Artusi, a partire dalla settima edizione della sua scienza, fornisce una ricetta senza vino e una con vino e midollo. Nel disciplinare della DeCo si legge invece che è importante “ non aggiungere mai del vino, che ucciderebbe il profumo dello zafferano”. Anna Gosetti era della stessa opinione, Gualtiero Marchesi, invece suggerì di usare in sua vece il burro acido per bilanciare il gras de rost.
VINO/2
Il riso nasce nell'acqua e muore nel vino, dice l'adagio. E in quello rosso, in particolare. Barolo e Barbaresco, matrimonio ideale, ma anche Dolcetto e Pinot Neri. In mancanza, fuori dall'Italia, nel Nuovo Mondo, Pinot Noir di Oregon, Australia e Nuova Zelanda, danno buone soddisfazioni. Evitare, in generale, i vini con eccessivo legno.
ZAFFERANO
Gli arabi portarono il loro “za'faran”, dal persiano “sahafaran” , da “asfar”, che significa “giallo”, per via del colore assunto dagli stimmi dopo la cottura. In Italia lo portò un frate Domenicano intorno al 1300, e la sua coltura si diffuse in molte zone della penisola, a cominciare dalla Sicilia. In latino si chiamava crocus sativus e divenne ben presto il simbolo dell'oro, della felicità e della ricchezza. “In Italia le zone dove si produce lo zafferano sono a San Gavino in Sardegna e le terre intorno all'Aquila in Abruzzo, soprattutto la piana di Navelli. Secondo molti esperti lo zafferano italiano, in particolare quello abruzzese, è il migliore in assoluto”, scrive Roberta Schira. Lo Zafferano dell'Aquila e quello di San Gimignano sono DOP. Di recente si produce eccellente zafferano anche nella provincia di Arezzo. Lo zafferano si raccoglie da metà ottobre fino alla fine del mese: viene raccolto a mano e allo stesso modo avviene la lavorazione dello stimma. contiene un'altissima percentuale di Carotenoidi, ottimi antiossidanti naturali, e di vitamine B1 e B2 che contribuiscono alla metabolizzazione dei grassi. 4-5 pistilli a persona sono la dose giusta.
Autori
PELLEGRINO ARTUSI
E' il padre della cucina italiana “unitaria” grazie al suo best seller La scienza in cucina e l'arte del mangiar bene.Pellegrino Artusi in Wikipedia.
CARLO EMILIO GADDA
Carlo Emilio Gadda
Grande scrittore italiano di origini milanese, fu anche valete critico gastronomico. Carlo Emilio Gadda in Wikipedia.
EUGENIO MEDAGLIANI
Si definisce calderaio umanista, per una vita ha venduto pentole ma è stato soprattutto una persona colta, dedita alle scienze umane. Storico, gastronomo, critico, scrittore, editore, scopritore di talenti. Per lui la cucina - milanese, lombarda, italiana non ha segreti.
MARINO MARINI
La Gola by Marino Marini
Gastronomo, autore di libri e pubblicazioni, è bibliotecario della Scuola Internazionale di cucina Alma di Colorno, Parma.
ROBERTA SCHIRA
E' scrittrice, critica culinaria, food stylist e collabora con Panorama, RistorArte, GolfLife, Uomini & Business e altre testate nazionali (http://www.robertaschira.com).
Ricetta passo a passo di Donato de Santis (VIDEO)
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Nato a Milano, da genitori pugliesi, Donato de Santis è il cuoco italiano più conosciuto in Sud America, grazie soprattutto alle sue fortunate serie sul canale satellitare El Gourmet. Prima di lavorare all’estero Donato ha lavorato in Italia in diversi ristoranti, compresa l’Antica Osteria del Teatro di Piacenza. Ha quindi lavorato negli USA in ristoranti di eccellente livello come Primi (Los Angeles), Valentino (Santa Mónica) e Bice (Chicago), per poi diventare il cuoco personale di Gianni Versace. Alla morte dello stilista si è trasferito a Buenos Aires dove ha aperto ristoranti (verace, bruni), scritto libri (Mi cocina italiana, Fatto in casa y Donato per bambini) e condotto trasmissioni TV. Donato è consigliere del GVCI.
Risotto alla milanese: una ricetta
La ricetta per un autentico risotto alla milanese raccomandata dallo Chef Mario Caramella, Presidente del GVCI.
Ingredienti per 4 persone
Utensili necessari:
Un casseruola o rondo in rame o acciaio di 28 cm di diamentro e alta 10 cm e una spatola in legno.
Ingredienti
300 gr di riso, Vialone o Carnaroli 100 gm di burro non salato e freddo 150 ml di vino bianco secco a temperatura ambiente 1 lt di brodo di carne mista tra manzo vitello pollo, ben profumato e leggermente saporito 1 cucchiaino da tè di pistilli di zafferano 50 gm di cipolla bianca tagliata molto fine 50 gm di Parmigiano Reggiano o Grana Padano grattugiato Midollo osseo: se volete, questo ingrediente potete anche non inserirlo nella ricetta. Come alternativa suggerisco di tagliarlo a dischetti, saltarlo a parte e unirlo solo alla fine, al centro del risotto, prima di servirlo.
Procedimento
Seguiamo un piccolo espediente per la preparazione della cipolla che è utile quando si lavora in un ristorante.
Soffriggere lentamente con un po' di burro la cipolla fino a farla diventare translucida. Non farla annerire, ritirarla dalla padella e conservarla a parte.
Mettere 50 gr di burro nella casseruola, a fuoco medio evitando di farlo bruciare, aggiungere il riso e tostarlo sempre rimestando con la spatola di legno fino a che diventi perlato.
Quando il riso sarà ben tostato aggiungere la cipolla precedentemente cucinata, amalgamare, sfumare con il vino bianco e lasciar evaporare.
Adesso iniziare la cottura del riso aggiungendo il brodo caldo mestolo dopo mestolo fino a superare di un centimetro lo spessore del riso. Continuare rimestando. Aggregare i pistilli di zafferano.
Continuare ad aggiungere il brodo nella quantità necessaria, sempre rimestando fino ad arrivare ad una cottura al dente del riso. A questo punto rimuovere la casseruola dal fuoco.
A questo punto il riso avrà un consistenza che si definisce all'onda ed e' pronto per la mantecatura. Questa operazione darà al risotto una consistenza cremosa e morbida. Quindi aggiungere il restante burro e il formaggio grattugiato, amalgamare il tutto con movimento deciso. Regolare di sale se brodo non aveva sufficiente sapidità.
Servire il risotto in un piatto piano caldo con forchetta e volendo aggiungendo nella mis-en-place anche un cucchiaio.
17.01.2009 - Un’indimenticabile Giornata Internazionale delle Cucine Italiane
Mario Caramella
“E’ stata veramente una giornata indimenticabile”, dice Giulio Vierci, chef e proprietario del Giulio’s Wine Bar di Sapporo, in Giappone. “I nostri clienti hanno apprezzato molto il mitico risotto alla milanese”, aggiunge Armando Capochiani, chef del ristorante Venexia di Shanghai, Cina. “Un grande successo”, conferma Emanuele Esposito, executive chef de il Villaggio di Jeddah, in Arabia Saudita, che ha preparato il risotto non in cucina ma nella sala del ristorante davanti ai suoi clienti, come hanno fatto tanti dei suoi colleghi nel resto del mondo.
Questi sono i commenti di solo tre dei centinaia di chef che hanno partecipato alla Giornata Internazionale delle Cucine Italiane lo scorso 17 gennaio. “Siamo molto felici per l’esito della celebrazione”, dice Mario Caramella, Presidente del GVCI ed executive chef a Bali, in Indonesia. Ed aggiunge:”Voglio ringraziare i centinaia di chef, i migliaia di cuochi, assistenti di cucina e camerieri che hanno reso possibile questo evento unico in oltre 50 Paesi”. “Ma soprattutto, siamo veramente grati ai clienti dei ristoranti di tutto il mondo per aver compreso e condiviso lo spirito della giornata”, dice Rosario Scarpato, editore capo di itchefs-gvci.com, che si è occupato della comunicazione dell’evento.
Le Americhe: il lancio di New York, grandi celebrazioni in Messico, a Rio ed in Argentina
Anne Burrell, Cesare Casella e Giovanni Grasso all’“Italian Culinary Academy” di New York, mentre preparano il risotto alla milanese
Questa Giornata Internazionale delle Cucine Italiane è stata lanciata con un’anteprima mondiale il 15 gennaio, nel corso di un ricevimento per la stampa ed i professionali del settore tenutosi all’ICA - Italian Culinary Academy di New York
Con Cesare Casella come anfitrione, l’executive chef del Salumeria Rosi, e membro Senior del GVCI, ma soprattutto direttore degli Studi Culinari Italiani all’ICA, l’anteprima è stata presenziata da Rosario Scarpato, esperto enogastronomico e Presidente Onorario del GVCI; Anne Burrell, chef e conduttrice del Food Network; Mark Ladner, executive chef del ristorante Del Posto; e Giovanni Grasso, membro Senior del GVCI e chef patron del ristorante La Credenza di Torino, Italia. Mario Caramella, Presidente del GVCI, ha parlato da Bali in videoconferenza.
Cesare Casella (Decano), Mark Ladner (Executive Chef Del Posto) e Rosario Scarpato al lancio di New York della Giornata Internazionale delle Cucine Italiane
The International Culinary Centre e The Italian Culinary Academy, New York
Chef di New York appartenenti al GVCI (da sinistra): Enrico Bazzoni, Ivan Beacco, Paola Botero, Cesare Casella, Giovanni Grasso, Anne Burrell, Mark Ladner, Rosario Scarpato e Odette Fada
Per l’occasione, Roberto Bava, membro Senior del GVCI e produttore di vino, ha inviato alcune rare bottiglie del suo pregiato Piano Alto Barbera d’Asti, 1999 vintage. Tutti gli chef e i ristoratori con sede a New York, ed appartenenti a itchefs-GVCI, hanno partecipato all’evento, incluso Tony Mai (San Domenico Events), che ha speso una buona parte della sua vita professionale promuovendo l’autentica Cucina Italiana a New York e negli Stati Uniti in generale.
Il ristoratore e promotore della Cucina Italiana Tony Mai (San Domenico Events) con Rosario Scarpato all’ Italian Culinary Academy di New York
I membri del GVCI con sede a New York hanno preparato il risotto alla Milanese due giorni dopo. La maggior parte l’ha preparato e servito nei suoi ristoranti, come Ivan Beacco (Borgo Antico), ma altri lo hanno fatto in scenari particolari: la chef Odette Fada di San Domenico Events è stata assunta dalla famiglia italiana della moda, i Bulgari, per preparare il risotto nella loro casa di New York. L’ex executive chef, Enrico Bazzoni (adesso consulente gastronomico per Culinary Liaisons) prese parte alla celebrazione cucinando il risotto a casa sua per alcuni amici in visita dalla Nuova Zelanda.
Enrico Bazzoni, consulente enogastronomico (Culinary Liaisons) prepara il risotto per i suoi ospiti della Nuova Zelanda
Ivan Beacco, del ristorante Borgo Antico di New York, celebra la Giornata Internazionale delle Cucine Italiane 2009 tra i suoi clienti mentre mangiano il Risotto alla Milanese
Claudio Rossi, Executive Chef dell’Hotel Four Seasons di Toronto (Canada) ed il suo risotto
L’Hotel Four Seasons di Toronto (Canada): Il risotto di Claudio Rossi è pronto allo Studio Cafè Resturant
I festeggiamenti per la Giornata Internazionale delle Cucine Italiane hanno avuto successo anche in America Centrale e del Sud: Silvia Bernardini de L’invito di Veracruz è stata il punto di riferimento in Messico, perché non solo ha festeggiato nel suo ristorante ma ha anche partecipato all’organizzazione di una “Risotto Night”, promossa dall’Ambasciatore Felice Scauso e Marco Bellingeri il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, nell’Ambasciata Italiana del Distretto Federale (Città del Messico). Il Risotto è stato cucinato da Luigi Pironti. In altre parti del Messico, altri soci di itchefs-GVCI hanno preso parte alla ola, tra questi Alessandro Mancuso del Maravia Resort, La Paz, Baja California.
Rio de Janeiro (Brasile): Elena Ruocco, coordinatrice degli eventi di itchefs, si è unita a Francesco Carli, Executive Chef del Copacabana Hotel, per preparare il Risotto alla Milanese per la Giornata Internazionale delle Cucine Italiane 2009
Una celebrazione speciale è stata organizzata a Rio de Janeiro, in Brasile, da Elena Rocco, coordinatrice degli eventi di itchefs, e Francesco Carli, executive chef del Copacabana Hotel, e supervisor del ristorante dell’hotel, il Cipriani. Elena è stata di grande aiuto nell’organizzazione dell’IDIC 2009 in tutto il mondo.
Tony Cavalli, del ristorante Cantina Don Domenico, Manaus (Brasile) con uno dei suoi clienti
Anche per For Tony Cavalli, Manaus, Brasile, il 17 gennaio è stato un giorno da ricordare
In Cile, Robero Ilari, ha celebrato con successo la IDIC dalla sua nuova posizione di chef (e co-proprietario) del ristorante Belpaese di Santiago. “E’ stata una giornata magica”, ha detto Roberto.
Roberto Illari, chef e co-proprietario del Belpaese di Santiago (Cile)
Ristorante Bruni, Buenos Aires, Argentina
In Argentina, lo chef e celebrità televisiva Donato De Santis ha aggiunto il risotto alla milanese al menù del giorno del Bruni, il ristorante di cui è co-proprietario a Buenos Aires, dopo aver invitato tutti i ristoranti italiani presenti in Argentina a preparare e servire un genuino risotto alla milanese per la IDIC: Luciano Nanni, dell’Once Resto Bar nella città di Rosario, è stato tra i primi a rispondere all’appello di Donato.
Chef che hanno preparato il Risotto alla Milanese nelle Americhe
ARGENTINA Donato de Santis, Ristorante Bruni, Buenos Aires
BRASILE Francesco Carli, Copacabana Palace Hotel, Rio de Janeiro Elena Ruocco, Personal Chef e Classi di Cucina Italiana, Rio de Janeiro Tony Cavalli, Cantina Don Domenico, Manaus
CANADA Gabriele Paganelli, Ristorante Romagna Mia, Toronto Gianni Poggio, Gianni &Maria Trattoria, Toronto Claudio Rossi, Ristorante Studio Cafè all'Hotel Four Seasons, Toronto Giampiero Tondina, Copper Creek Golf Club, Kleinburg
CARAIBI Nino John Boccato, Zamaca’ Bed and Breakfast Inn,Saint Lucia Ignazio Podda , Unique Villas of the Caribbean, Jamaica Antonio Tardi, Italian Village Beaches, Turks & Caicos
CILE Roberto Illari, Ristorante Belpaese, Santiago Walter Monticelli, Ristorante Due Torri, Santiago
ECUADOR Luigi Passano, Ristorante Riviera, Guayaquil
MESSICO Silvia Bernardini, Ristorante L’Invito, Veracruz Alessandro Mancuso, Maravia Resort, La Paz, Baja California Festa del Risotto alla Milanese all’Ambasciata Italiana di Città del Messico, organizzata dall’Ambasciatore Felice Scauso, il Direttore dell?Istituto Italiano di Cultura Marco Bellingeri e la nostra Silvia Bernardini [Ristorante L'Invito/ Veracruz]. Il Risotto è stato preparato da Luigi Pironti, esperto di cucina italiana.
PORTORICO Alberto Gianati, Ristorante Casa Italia, San Juan
STATI UNITI Gaetano Ascione, Al Bentley Hilton, Miami Enrico Bazzoni, Culinary Liaisons, New York Ivan Beacco, Ristorante Borgo Antico, New York Paola Bottero, Paola’s Restaurant, New York Andrea Cavaliere, Cecconi’s Restaurant, West Hollywood Odette Fada. San Domenico Events, Risotto alla Milanese per Bulgari (evento privato), New York Francesco Farris, Ristorante Arcodoro&Pomodoro, Dallas Giancarlo Ferrara, Ristorante Arcodoro, Houston Andrea Ossola, Ristorante Quattro, Hotel Four Seasons, Houston
Asia: la “Staffetta del Risotto”: da Bali al resto delle grandi città asiatiche
Valter Gosatti, Ristorante The Ivy, Ulaanbaatar, Mongolia
“Si gela qui ma sono felice, perché sono riuscito a ricevere gli ingredienti per preparare il mio risotto alla milanese dall’Italia”, scriveva Valter Gosatti, executive chef del ristorante The Ivy, ad Ulan Batar, la capitale della Mongolia, sul Forum del GVCI il 17.01, mentre il termometro fuori segnava -25°C.
Ma la “staffetta” asiatica (traduzione corretta in italiano della parola ola, come suggerito dal giornalista italo-australiano Claudio Paroli) del risotto alla milanese ha raggiunto anche tutte le altre calde capitali del Sud-est asiatico: da Bali, dove il risotto è stato preparato da Mario Caramella, Presidente del GVCI, in uno scenario dorato, a Giacarta, Hong Kong, Tokyo, Shanghai, Shenzen, e Bangkok, dove Frederik Farina allo Spasso ha chiuso la serata con un bingo, offrendo una Carbonara, il piatto celebrativo dell’edizione dello scorso anno dell’IDIC, e quello di quest’anno, il Risotto alla Milanese.
Bali (Indonesia): Mario Caramella Presidente del GVCI ed Executive Chef dell’Hyatt Hotel Sanur con il suo risotto
Bali (Indonesia): Il Risotto alla Milanese di Mario Caramella, Presidente del GVCI ed Executive Chef dell’Hyatt Hotel Sanur
L’Executive Chef Andrea Tranchero (il primo a sinistra) e la sua squadra al Ristorante Armani, Tokyo (Giappone)
Cristiano Pozzi, Sous Chef del Ristorante Officina Delfingher, Tokyo (Giappone) (il terzo da sinistra) e la sua squadra
Roberto Cimmino ed il suo mentore lo chef Angelo Magliaro al Ristorante Mezzo dello Sheraton Hotel Futian, Shenzhen (Cina)
Andrea Assenza, Chef del Ristorante Habitu at the Pier, Hong Kong, prepara il risotto davanti ai suoi clienti
Michele Camolei, Ristorante Osteria all’ Holiday Inn Golden Mile, Hong Kong
Marino D’Antonio, Ristorante Sureno, Pechino (Cina) ed il suo staff con il Risotto alla Milanese pronto per essere servito
Frederik Farina, Ristorante Spasso, Grand Hyatt Erawan Bangkok, Tailandia
Giulio Vierci del Giulio’s Wine Bar and Ristorante prepara il Risotto alla Milanese a Sapporo (Giappone)
L’onda di Armando Capochiani, Ristorante Venexia, Shanghai (Cina)
Antonio Massagli, Ristorante Scusa all’Intercontinental Hotel, Giacarta (Indonesia)
Ristorante Olive Beach, Nuova Delhi (India): Il Risotto alla Milanese di Giuliano Tassinari pronto per essere servito
La Giornata Internazionale delle Cucine Italiane è stata celebrata anche in Medio Oriente. Mario Musoni, chef e proprietario del ristorante Al Pino di Montescano, Pavia, Italia ha raggiunto Alessandro Dal Zotto, al ristorante Tomato, nell’Intercontinental Hotel di Muscat, in Oman. A Jeddah, in Arabia Saudita, Emanuele Esposito, executive chef de Il Villaggio Resort, non solo ha cucinato il risotto alla Milanese ma, ha anche distribuito un volantino ai suoi clienti su cui venivano descritte la storia, la ricetta ed altre curiosità riguardanti il piatto.
Mario Musoni (chef invitato del Ristorante Al Pino, Montescano, Pavia, Italia) e Alessandro Dal Zotto (rispettivamente terzo e quarto da sinistra) nella cucina del Tomato nell’Intercontinental Hotel, Muscat (Oman)
L’Executive Chef Emanuele Esposito, secondo a destra accovacciato, e la sua squadra a Il Villaggio, Jeddah (Arabia Saudita)
Chef che hanno cucinato il risotto alla Milanese in Asia
CAMBOGIA Alessandro Colombis, Scuola di Cucina Don Bosco, Sihanoukville
Giancarlo Biacchessi, Ristorante Murano, Crowne Plaza Hotel, Qingdao, Cina
CHINA Giancarlo Biacchessi, Ristorante Murano, Crowne Plaza Hotel, Qingdao, Cina Armando Capochiani, Ristorante Venexia, Shanghai Roberto Cimmino, Ristorante Mezzo allo Sheraton Hotel Futian, Shenzhen Marino D’Antonio, Ristorante Sureno, Beijing Giordano Faggioli, Ristorante Danieli, St. Regis, Beijing Armando Galantucci, Ristorante Isolabella da Armando, Shanghai Vincenzo Gatti, Ristorante Prego al Westin Hotel, Beijing Francesco Greco, Ristorante Palladio al Portman Ritz -Carlton Hotel, Shanghai Maurizio Lai, Ristorante Tutto Pasta al Piazza Italia, Beijing Angelo Magliaro, Ristorante Mezzo allo Sheraton Hotel Futian, Shenzhen Marco Mette, Ristorante Prego, Shenzhen Giovanni Parrella, Grand Hyatt Hotel, Beijing Vincenzo Pezzilli, Ristorante Boscolo al the Piazza Italia, Beijing Ruben Rapetti, Ristorante Pacific, Nanjing Samuele Rossi, Ristorante Rossio al MGM Hotel, Macao Jennifer Prescott, Ristorante Riviera, Dalian
HONG KONG Alessandro Angelini, Ristorante Joia, Kowloon Andrea Assenza, Ristorante Habitu at the Pier Michele Camolei, Ristorante Osteria all'Holiday Inn Golden Mile Gianni Caprioli, Ristorante Isola Claudio Dieli, Ristorante Mistral all'Intercontinental Grand Stanford Hotel Paolo Federici, Ristorante Va Bene Vittorio Lucariello, Ristorante Angelini allo Shangri-La Hotel Paolo Monti, Ristorante Gaia Luca Signoretti, Ristorante Sabatini INDONESIA Mario Caramella, Bali Hyatt Hotel, Sanur, Bali Antonio Massagli, Ristorante Scusa all'Intercontinental Hotel, Giacarta Marco Medaglia, Ristorante Puro, Giacarta Massimo Sacco, Ristorante Massimo, Sanur, Bali Alessandro Santi, Ristorante Rosso allo Shangri-La, Giacarta
INDIA Davide Bassan, Ristorante Aloro all'Oterra Hotel, Bangalore Manuele Chantra, Olive Beach, Bangalore Max Cotilli, Ristorante Stella, Mumbai Alex Lenti, Ristorante Riverside, Goa Thomas Marchi, Hyatt Regency, Kolkata Giovanna Marson, Ristorante Prego al Taj Coromandel Hotel, Chennai Max Orlati, Olive Beach, Mumbai Giuliano Tassinari, Olive Beach, Delhi Giuseppe Zanotti, Ristorante Stax all'Hyatt Regency Mumbai
GIAPPONE
Maurizio Roberti, Ristorante Cinque Sensi Kobe, Hagoromo-Cho Nishinomiya-City, Giappone
Risotto alla Milanese di Maurizio Roberti, Ristorante Cinque Sensi Kobe, Hagoromo-Cho Nishinomiya-City, Giappone
Cristiano Pozzi, Ristorante Officina di Enrico, Omotesando, Tokyo Maurizio Roberti, Ristorante Cinque Sensi Kobe, Hagoromo-Cho Nishinomiya-City Andrea Tranchero, Armani Ristorante, Tokio Giulio Vierci, Wine Bar Giulio Vierci, Sapporo
MONGOLIA Valter Gosatti, Ristorante The Ivy, Ulaanbaatar, Mongolia
OMAN Alessandro Dal Zotto, Ristorante Tomato all'Intercontinental Hotel, Muscat, Oman Mario Musoni, Ristorante Al Pino (Italy) ) invitato al Ristorante Tomato, Muscat, Oman
FILIPPINE Marco Anzani, Ristorante Anzani & Bellini, Cebu City
SINGAPORE Angelo Ciccone, Ristorante Basilico Carlo Marengoni, Ristorante Bologna al Marina Mandarin Marco Guccio, Ristorante OTTO
COREA DEL SUD Sebastiano Giangregorio, Ristoranti Grissini e Via del Sole, Seul e Ristorante Grissini Biennale, Gwanjiu Luca Marchesi, Vinoteca Ristorante Antonio, Seul
TAILANDIA Silvano Amolini, Ristorante La Gritta, Bangkok Andreas Bonifacio, Smart Catering, Bangkok Frederik Farina, Ristorante Spasso, Grand Hyatt Erawan Bangkok Gianni Favro, Ristorante Gianni, Bangkok Luigi Girardin, Ristorante Lebua The Dome, Bangkok Flavio Manzoni, Ristorante Il Tartufo, Bangkok Maurizio Menconi, Ristorante La Scala, Bangkok Gaetano Palumbo, Ristorante Rossini allo the Sheraton Sukhumvit Hotel, Bangkok Giacomo Turzo, Ristorante Portofino al Meridian Beach Resort, Phuket Gianmaria Zanotti, Ristorante Zanotti, Bangkok
EMIRATI ARABI UNITI Christian Frigo, Ristorante Primavera Restaurant al Bahrain Ritz - Carlton Hotel, Bharain Susy Masetti, Ristorante Mondo al Raddisson Sas Hotel, Bharain Andrea Mugavero, Ristorante Bice, Dubai Roberto Rella, Ristorante Bice, Dubai
Sante de Santis, del ristorante Er Cuppolone, San Pietro Gastro, a Stoccarda (Germania) assaggia il suo capolavoro
La celebrazione dell’IDIC da parte degli chef dei ristoranti italiani in Europa è stata tanto molteplice quanto una chiara presentazione di una sezione trasversale di questi professionali. Sante de Santis, a Stoccarda, in Germania, aveva preparato il Risotto alla Milanese con i suoi clienti nel suo ristorante Er Cupolone, San Pietro Gastro. E’ stato un modo divertente di apprezzare le qualità di un risotto, e poi, ovviamente, di gustarlo. Sante è di sicuro un grande trasmettitore del messaggio dell’autentica cucina italiana, e non solo in Germania.
La IDIC è stata accolta e celebrata con entusiasmo anche nell’Europa francofona: Giorgio de Chirico, chef del ristorante Findi, vi ha preso parte dal cuore di Parigi, Francia, così come Giulio Freschi che ha preparato il risotto ad un ricevimento dell’Ambasciata Italiana nella stessa città; poi Francesco Mammola, chef al Quartier Generale del Consiglio Europeo, Bruxelles, Belgio, ha trasformato 70 kg di Carnaroli di alta qualità in oltre 300 porzioni di eccellente risotto alla milanese (Non abbiamo foto disponibili da Bruxelles, per motivi di sicurezza).
Fabio Cappellano, Ristorante Il Tartufo, Delft (Paesi Bassi) prepara il Risotto alla Milanese nella sua cucina
E poi, nei Paesi Bassi, Fabio Cappellano ha guidato, dal suo ristorante Il Tartufo di Delft, i festeggiamenti in tutti i ristoranti del gruppo Qual-Italia nella terra dei tulipani. Ospiti, giornalisti e gastronomi hanno avuto il piacere di vedere Fabio mentre preparava il risotto davanti a loro e poi, una volta servito, di gustarlo.
Maurizio Mosconi, nel suo ristorante Italy and Italy, a Ringsted, Danimarca, ha fatto particolare attenzione, mentre cucinava il risotto della celebrazione, al brodo, che ha preparato strettamente con gli ingredienti tradizionali.
La cucina del ristorante Italy & Italy di Maurizio Mosconi a Ringstead (Danimarca) impegnata nella preparazione del Risotto
Gli ingredienti giusti per un brood saporito al ristorante Italy & Italy di Maurizio Mosconi a Ringstead, Danimarca
Chef che hanno cucinato il Risotto alla Milanese in Europa
BELGIO Francesco Mammola, Consiglium Europe, Bruxelles
BULGARIA Cristiano Venturi, all'Osteria Sofia e Ristorante Lavazza, Sofia
INGHILTERRA Michele Martinelli, Chef privato, Suffolk
FRANCIA Giorgio de Chirico, Ristorante Findi, Parigi Giulio Freschi, Chef dell’Ambasciata Italiana di Parigi
GERMANIA Sante de Santis, Ristorante Er Cuppolone, San Pietro Gastro, Stoccarda
GRECIA Angelo Saracini, Atene Luigi Favorito, Ristorante Da donato, Heraklion, Creta
MONTECARLO Gino Razzano, Motor Yacht Benetti SAIRAM , Montecarlo
PAESI BASSI Fabio Cappellano, Ristorante Il Tartufo, Delft Giuseppe Cappellano, Ristorante La Vita e’ Bella, Rotterdam Raffaele Natale, Ristorante Cucina Italiana, Deventer Saro Pulvirenti, Ristorante That's Amore, Den Haag
RUSSIA Roberto Bendinelli, Ristorante Podmoskovnie Vechera, Mosca Pietro Rongoni, Ristorante La Grotta & Fidelio, Mosca Francesco Spampinato, Ristorante Sky Lounge, Ekaterinburg
SVIZZERA Teo Chiaravalloti, Resort&Suite Hotel Orselina, Locarno-Orselina, Canton Ticino
TURCHIA Daniel Evangelista, Ristorante Mezzaluna, Ankara Antonio Lombardi, Ristorante Mezzaluna, Istanbul Domenico Ranieri, Ristorante Mezzaluna, Izmir
Una giornata di orgoglio culinario in Italia
“1000 Risotti alla Milanese” al Macef (il Salone Internazionale della Casa): da sinistra, Rosario Scarpato, Presidente Onorario di GVCI, Emanuele Lattanzi, Chef GVCI dell’anno con la sua Padella d’Argento, ed un altro componente del GVCI Aldo Palaoro, coordinatore dell’evento alla Fiera Internazionale di Milano
In Italia, decine di ristoranti hanno preso parte ai festeggiamenti dell’IDIC. L’iniziativa inizialmente aveva lo scopo di mettere in evidenza e porre fine alla proliferazione della cucina Italiana all’estero fasulla e contraffatta ma, quest’anno, il 17 gennaio è stato accolto come la Giornata dell’Orgoglio Culinario Italiano dagli italiani, proprio come ha scritto l’anno scorso Paolo Marchi, nella sua colonna de Il Giornale.
La partecipazione dei ristoranti è stata essenzialmente spontanea; tuttavia, diverse organizzazioni hanno promosso delle attività per dimostrare il loro appoggio all’iniziativa.
La città di nascita del risotto alla milanese è stato un perfetto punto d’inizio: la Fiera Internazionale di Milano, attraverso il Macef (il Salone Internazionale della Casa) è stata uno dei partner di itchefs-GVCI nell’organizzazione dell’edizione di quest’anno della IDIC. Aldo Palaoro, membro di GVCI, ha promosso e coordinato l’evento “1000 Risotti al Macef” nel corso del quale, il piatto celebrativo di quest’anno è stato preparato dallo chef invitato Massimo Sola del ristorante Quattro Mori, Varese, Italia, nell’area ristorante CHIC gestita da Savino Vurchio.
Andrea Cristofoletto, La Villa Hotel, La Villa, Bolzano (Italia)
L’ingresso dell’Albergo Roma di Verbania (Italia), pronto per i festeggiamenti della IDIC 2009
Massimo Sola, del ristorante Quattro Mori di Varese (Italia) ha cucinato il Risotto al Macef con Emanuele Lattanzi
Emanuele Lattanzi, Chef GVCI dell’anno mangia il suo meritato Risotto alla “1000 Risotti al Macef”
Sempre durante questo evento, ad Emanuele Lattanzi, lo chef che ha agito con tanto coraggio durante l’attacco terroristico al suo hotel, l’Hotel Oberoy di Mumbai, nel mese di novembre del 2008, è stato consegnata la Padella d’Argento, il premio di Chef GVCI dell’anno.
La Padella d’Argento dello Chef GVCI dell’anno
La Padella è stata consegnata ad Emanuele, che ha anche preso parte alla preparazione del risotto, da Rosario Scarpato, Presidente Onorario di GVCI e da Enrico Piazza, fabbricante e sponsor della Padella. Inoltre, erano presenti anche i veterani di GVCI, Marisa Avalis, e Nello Martini, Project Manager del Macef.
Emanuele Lattanzi viene premiato con la Padella d’Argento 2008 in qualità di Chef GVCI dell’anno. Da sinistra: Marisa Avalis, Rosario Scarpato, Emanuele Lattanzi, Enrico Piazza, fabbricante della Padella e Nello Martini, Project Manager del Macef, Salone Internazionale della Casa
A Milano, c’è stata la più elevata concentrazione di chef partecipanti alla IDIC, grazie a Giallo Milano, un altro partner di itchefs-GVCI nell’organizzazione dei festeggiamenti.
Giallo Milano organizza una competizione annuale per il miglior risotto alla milanese e per quest’occasione ha promosso la partecipazione dei ristoranti di Milano alla ola del risotto del GVCI. “Vari ristoranti tradizionali e contemporanei hanno preso parte alla celebrazione della IDIC, compresi praticamente tutti i locali della regione dotati di stelle Michelin”, dice Saverio Paffumi, Caporedattore della rivista Ristorarte e Portavoce di Giallo Milano.
Il 17.01.2009, al Ristorante Brellin di Milano, Giallo Milano ha premiato il miglior Risotto alla Milanese selezionato da una Giuria Popolare. Da sinistra: Alessandro Rimoldi, chef del Brellin; Rosario Scarpato, Presidente Onorario di GVCI, Gianpietro Tagliabue, chef de Il Ritrovo di Ozzero, Valeria Randazzo, Andrea Sconfienza chef dell’Antica Trattora Morivione, Susanna Amerigo, Saverio Paffumi, editore di Ristorarte, Andrea Bevilacqua chef dell’Antica Trattoria Bagutto e Luca Gaggioli
Roma è stata lo scenario di due eventi IDIC eccezionali. Uno, promosso da Stefano Bonilli, ex editore del Gambero Rosso e, al momento, curatore del blog Papero Giallo, all’Open Colonna.
Roma (Italia), Ristorante Open Colonna, dove Stefano Bonilli ha organizzato l’evento “Risotto Day”
Bonilli è stato un sostenitore determinante del GVCI e dell’IDIC sin dai loro inizi. Il ristorante Open Colonna ha avuto come protagonista il risotto preparato da Preli, Chef dell’Open Colonna, Danilo Ciavattini, Ristorante Pipero, Albano Laziale; Maurizio Santin, Ristorante Cuoco Nero, Roma; Massimiliano Mariola, Rai Sat Gambero Rosso, Roma, e Massimiliano Sepe, Ristorante Casa Catullo, Fondi (LT).
Il Risotto Day di Stefano Bonilli all’Open Colonna, Roma (Italia)
L’altra celebrazione romana di rilievo è stata organizzata dal critico gastronomico Luigi Cremona, amico e membro di lunga data del GVCI, all’Hotel Hassler, dove Emanuele Lattanzi, lo chef GVCI dell’anno aveva lavorato prima di andare a Mumbai. Il risotto, in quest’occasione, è stato preparato da Francesco Apreda, executive chef dell’hotel e mentore di Emanuele, nel ristorante della casa Imago.
Luigi Cremona e Roberto Wirt, proprietario dell’Hotel Hassler di Roma, Italia
“E’ stata una serata dedicata ad Emanuele”, dice Lorenza Vitali, coordinatrice instancabile dell’evento, al quale hanno partecipato tre chef GVCI attraverso un collegamento telefonico, Roberto Bendinelli da Mosca, Gaetano Ascione da Miami e Giovanni Grasso de La Credenza, San Maurizio Canavese, Torino, che si trovava a New York, dove aveva preso parte al lancio della IDIC 2009.
Francesco Apreda, Executive Chef dell’Hotel Hassler Roma, cucina il Risotto alla Milanese nella cucina del ristorante Imago
Inoltre, Pasquale Porcelli, un altro gastronomo e rispettato giornalista enogastronomico, ha organizzato una serata speciale del risotto alla milanese in Puglia, al Fornello da Ricci, Ceglie di Messapico (Brindisi).
In ultimo, ma non meno importante, il 17 gennaio anche l’intero team della Ferrari di Formula Uno del Mugello ha mangiato il risotto alla milanese, preparato da Gianfelice Guerrini, l’executive chef giramondo del team, nonché membro del GVCI di lunga data. Il 31 gennaio, Giacomo Gallina, Vice Presidente del GVCI, ha cucinato il risotto a Basilicagoiano, Parma, nell’Azienda Agricola Bonati di Gianluca Bonati, un rinomato produttore di Parmigiano Reggiano.
Il critico enogastronomico Pasquale Porcelli (primo da sinistra) ha organizzato una fantastica serata del Risotto alla Milanese al Fornello da Ricci, a Ceglie Messapica (Brindisi, Italia)
Giacomo Gallina all’Azienda Agricola Bonati di Basilicagoiano (Parma Italia) per la preparazione del Risotto alla Milanese
Chef che hanno cucinato il Risotto alla Milanese in Italia
Giorgio Broggini, L’Altro sul Naviglio Osteria di Porta Cicca, Milano Nicola Cavallaro, Ristorante Al San Cristoforo, Milano Andrea Cristofoletto, La Villa Hotel, La Villa (BZ) Alessandro Da Como, Gand Hotel Della Posta, Sondrio Angelo Franchini, Torre del Monte Residence, Todi (PG) Mario Fraschini, Ristorante La Vineria, Brescia Filippo Gozzoli, Park Hyatt Hotel Milano, Milano Gianfelice Guerrini, Chef Ferrari F.1 Team, Maranello Aldo Palaoro e Stefano Dal Ry, Ristorante La Pesa, Verbania (VB) Fabio Peiti, Ristorante Milio al Lac Salin SPA Hotel and Mountain Resort, Livigno (SO) Andrea Pini, Ristorante L'Ustareja di Du Buto', Solarolo (RA) Daniele Priori, Ristorante Moma, Roma Alfredo Russo, Ristorante Dolce Stil Novo, Venaria Reale (TO) Massimiliano Sepe, Ristorante Casa Catullo, Fondi (LT) Massimiliano Telloli, Osteria Stallo del Pomodoro, Modena Gabriele Torretto, Ristorante La valle e Ristorante Circolo dei Lettori Torino, Turin Carlo e Jennifer Bigi, Ristorante Il Tegolaio, Firenze Piero Pulli, Ristorante Il Canonico, Carignano (TO) Leonardo Russi, Ristorante Zerodue, Milano Christian e Manuel Costardi, Hotel Cinzia, Vercelli Dorina Chionna, Gianni & Dorina Il Pontremolese, Milano Marco Dallabona, Ristorante Stella D’ Oro, Soragna (PR) Emanuele Gnemmi e Riccardo Milan, Ristorante Roma, Oleggio (NO) Pasquale Porcelli organizza una Notte del Risotto Alla Milanese al Ristorante Fornello da Ricci, Ceglie Messapica (BR) Francesco Sacco, Ristorante Al Pugnalone, Acquapendente (VT) Matteo Scibilia, Osteria Della Buona Condotta, Ornago, Monza Simone Suardi, Taverna del Sacripante, Milano Roberto Dante Vincenzi, Antica Trattoria "La botte piena e... il polpo ubriaco", Gazzaniga (BG)
Gli Chef Luciano Tona, Christian Broglia e gli studenti di ALMA, La Scuola Internazionale della Cucina Italiana, Colorno [Parma], hanno preparato il Risotto alla Milanese venerdì 16 [La Scuola è chiusa di sabato]
Savino Burchio e Massimo Sola, Chef del Quattro Mori Varese, invitati allo Chic Lounge Macef per 1000 Risotti al MACEF (MI)
Risotto Day organizzato da Stefano Bonilli al Ristorante Open Colonna, Roma, con gli chef: Stefano Preli, Chef dell’Open Colonna; Danilo Ciavattini, Ristorante Pipero, Albano Laziale; Maurizio Santin, Ristorante Cuoco Nero, Roma; Massimiliano Mariola, Rai Sat Gambero Rosso, Roma
* Gruppo di adesioni promosso da Giallo Milano: (http://www.giallomilano.net/) * Carlo Cracco, Ristorante Cracco Peck, Milano * Pietro Leeman, Ristorante Joia, Milano * Davide Oldani, Ristorante D'O, Cornaredo / San Pietro all'Olmo (MI) * Gaetano Simonato, Ristorante Tano passami l'olio, Milano * Sergio Mei, Four Season Hotel, Milano * Lino Gagliardi, Antica osteria la rampina, San Giuliano milanese (MI) * Luca Possanzini, Osteria nuova, San Giuliano milanese (MI) * Roberto Fontana, Trattoria Casa Fontana 23 risotti, Milano * Giovanni Mooney, Ristorante L'ulmet, Milano * Luigi Moretti, Ristorante Duke Lounge bar, Milano * Andrea Bevilacqua, Antica Trattoria Bagutto, Milano * Giorgio Ziliani, Ristorante Il Torchietto, Milano * Giancarlo Morelli, Osteria del Pomiroeu, Seregno (MI) * Antonella Varese, La locanda degli elfi, Ripalta Arpina (CR) * Manuel Lezzoli, Osteria del riccio, Sesto San Giovanni (MI) * Silvano Ghezzi, Ristorante La pesa di via Fantoni, Milano * Fabrizio Cadei, Ristorante Restaurant all'Hotel Principe di Savoia, Milano * Alessandro Rimoldi, Ristorante El brellin, Milano * Daniele Armila, Ristorante Al V piano, Grand hotel Visconti Palace, Milano * Fabio Borgonovo, Villa Giavazzi, Verdello (BG) * Cristina Chiusano, Ristorante Maglio Cucina suoni e Parole, Sesto San Giovanni (MI) * Eros Picco, Ristorante Innocenti Evasioni, Milano * Alex, Ristorante Arco del Re, Arcore (MI) * Donato di Giuseppe, Ristorante Blue Note, Milano * Claudio Sadler, Ristorante Sadler, Milano * Claudio Sadler, Ristorante Chic’n Quick, Milano * Aimo e Nadia Moroni, Ristorante Il Luogo di Aimo e Nadia, Milano * Andrea Sconfienza, Antica Trattoria Morivione, Milano * Giampietro Tagliabue, Ristorante Il Ritrovo, Ozzero (MI) * Ezio Santin, Antica Osteria del Ponte, Cassinetta di Lugagnano (MI) * Alberto Meggiorin, Ristorante La Piola, Milano * Andrea Berton, Ristorante Trussardi alla Scala, Milano
Oceania, da dove l’ola del risotto è partita, e l’Africa
Gianmaria Morelli (al centro) di Palato Gelato mentre cucina il Risotto alla Milanese per una indimenticabile celebrazione a Noosa (Australia)
Dopo l’anteprima di New York, l’ola del risotto è partita, data la fascia oraria del Paese, con Paolo Pancotti, chef al ristorante Milk and Honey, Napier, Hawke's Bay, Nuova Zelanda, ad ora di pranzo.
Paolo Pancotti, Ristorante Milk and Honey, Napier, Hawkes’s Bay, Nuova Zelanda
Questo è stato seguito poi da i grandi festeggiamenti australiani di Noosa, Queensland, dove Gianmaria e Natalie Morelli di Palato Gelato hanno ripetuto il brillante successo dell’anno precedente.
Finalmente quest’ola del risotto alla milanese, trattandosi di un’ola globale, ha toccato anche questo continente. Giorgio Nava a Città del Capo, in Sud Africa ha partecipato, come anche, dall’isola di Mauritius, ha fatto Stefano Fontanesi, che ha preparato il suo risotto alla milanese genuino, in omaggio a Gualtiero Marchesi e al suo famoso piatto Riso con Zafferano e Oro. Per la sua variante, Stefano ha invece usato l’argento.
Come menzionato sopra, quest’anno è stato difficile tenere un registro di tutti gli eventi. Per questa ragione, qui viene citata solo una manciata di eventi. A tutti gli altri partecipanti, professionali, estimatori e cuochi casalinghi con i loro ospiti e familiari, che non sono stati menzionati qui o che sono sconosciuti al GVCI, ma non per questo dimenticati: Viva la Giornata Internazionale delle Cucine Italiane! Abbasso le imitazioni fasulle che cercano di venderci come Cucina Italiana!
Stefano Fontanesi, Saveur des Iles Resturant al Dinarobin Hotel Golf & SPA, Le Morne Peninsula, Mauritius
La Giornata Internazionale delle Cucine Italiane è stata possibile grazie al sostegno di tante persone ed aziende.Rosario Scarpato, Editore Capo di itchefs-gvci.com ringrazia gli sponsor, i soci ed i sostenitori, ed in particolare: Elena Ruocco, Coordinatrice degli Eventi di itchefs, Cesare Casella, Decano dell’Italian Culinary Academy – New York, la sua assistente Nastassia Lopes, Tara Hill dell’International Culinary Insitute New York, Mark Ladner, Executive Chef di Del Posto New York, Samuele Rossi, Executive Sous Chef del MGM Hotel Macau, gli straordinari Aldo Palaoro e Stefano del Ry (Milano), Saverio Paffumi (Ristorarte), Roberto Bava (Bava Winery), tutti quelli che hanno contribuito a questo sito. Grazie!
Chef che hanno cucinato il Risotto alla Milanese in Oceania
AUSTRALIA Gianmaria Morelli, Palato Gelato, Noosa
NUOVA ZELANDA Paolo Pancotti, Ristorante Milk and Honey, Napier, Hawkes’s Bay
Ed in AFRICA
EGITTO Vincenzo Guglielmi, Ristorante Bella Vista al Baron and Palm Resort, Sharm El Sheikh
MAURITIUS Stefano Fontanesi, Saveur des Iles Resturant dell' Hotel Dinarobin Golf & SPA, Le Morne Peninsula Alessandro Morino, Ristorante La Palma Restaurant dell' Hotel Dinarobin Golf & SPA, Le Morne Peninsula Matteo Franchini, Ristorante Brezza al Grand Mauritian Resort & Spa
SOUTH AFRICA Giorgio Nava, Ristorante 95 Keerom, Città del Capo
IDIC 2009: un obiettivo chiaro ed un bilancio positivo
Di Rosario Scarpato
La recente celebrazione della Giornata Internazionale delle Cucine Italiane (IDIC, dalla sigla in inglese) in quasi 100 città in tutto il mondo, il 17 gennaio, offre vari spunti di riflessione. I 300 chef e ristoranti del GVCI (Gruppo Virtuale Cuochi Italiani) che si sono uniti per la preparazione di un genuino Risotto alla Milanese, non solo hanno decretato il successo dell’iniziativa ma hanno anche offerto una testimonianza che, a qualsiasi longitudine e latitudine, è sempre presente un grande desiderio di cucina e vini italiani autentici e di qualità. Ovunque, la partecipazione del pubblico è stata entusiasta. Molti ristoratori, felici del piacere manifestato da tanti dei loro ospiti, hanno offerto un assaggio gratuito di Risotto alla Milanese a tutti.
Inoltre, da un punto di vista puramente commerciale, l’IDIC ha dimostrato che un’attività promozionale coordinata e portata avanti direttamente da professionisti del settore, chef, ristoratori e promotori di itchefs-GVCI, sebbene organizzata con mezzi ridotti al minimo, dà maggiori risultati di centinaia di iniziative frammentarie (e spesso milionarie) gestite da personale impreparato. Ad ogni modo, la Giornata Internazionale delle Cucine Italiane è al giorno d’oggi, principalmente ed in primo luogo, un movimento culturale e poi, ma solo in un secondo momento, commerciale. Difendere l’enogastronomia italiana nel mondo dai falsi presumibilmente italiani non è una reazione neoprotezionista. Invece, si tratta di preservare un legittimo vantaggio che l’Italia ha sul mercato, così come di garantire ai consumatori di ogni Paese il diritto di ricevere i prodotti per cui pagano e di contribuire a mantenere il piacere della diversità culinaria nel mondo. Per gli chef ed i ristoratori italiani nel mondo, e non solo quelli del GVCI, l’IDIC rappresenta un modo di innalzare il loro profilo e di promuovere un prodotto, ovvero la loro cucina italiana, che dona loro esclusività. Il successo di quest’anno ci lascia sperare che la prossima Giornata Internazionale delle Cucine Italiane, quella del 2010, possa trasformarsi nel più grande evento promozionale dell’enogastronomia italiana nel mondo.
Grandi chef ed il loro risotto alla milanese
Ecco com’è stata celebrata la Giornata Internazionale delle Cucine Italiane nel mondo.
Un mondo in giallo
Guarda la Galleria Fotografica delle persone in tutto il mondo che stanno gustando il Risotto alla Milanese
Copertura mediatica
La Giornata Italiana delle Cucine Italiane 2009 ha ricevuto una copertura mediatica molto soddisfacente. E’ stato quasi impossibile scovare tutti i media, specialmente quelli on line, che hanno scritto dell’evento. Qui di seguito trovate una lista, con accesso diretto ad alcuni di essi.
La Giornata Internazionale delle cucine italiane: cosa rappresenta il 17 gennaio?
Il 17 gennaio è una data di grande importanza simbolica. E’ il giorno in cui i cattolici festeggiano Sant’Antonio Abate, uno dei santi più popolari d’Italia, il patrono degli animali domestici ma anche dei macellai e dei salumieri. In questa giornata, secondo la tradizione, è quando ha inizio il Carnevale italiano, quel periodo dell’anno in cui, da tempi immemorabili, è “licet insanire” - è concesso trasgredire; e vengono celebrati la buona tavola e la cucina.
Il culto di Sant’Antonio “di gennaio”, un eremita che visse in Egitto nel XIII secolo, affonda le sue radici nelle prime feste pagane, le sementine (che celebravano la fine della stagione della semina) dell’Antica Roma, in onore a Cerere la Dea della Terra.
In esso si mescolano sacro e profano e rituali celtici e latini. Per questo, il 17 gennaio si festeggia in tutta Italia, dal Nord al Sud, sebbene in modi molto diversi. La devozione al Santo è per esempio molto forte a Pinerolo (Torino); nella provincia di Como ed in Lombardia; in Emilia Romagna.
Nel sud invece, in quella serata, si accendono i “fuochi”, focaroni, focarazzi o focaracci: grandi adunate di gente si riuniscono intorno a pire enormi e rendono omaggio al Santo che, secondo la leggenda, sconfisse il Diavolo e dominò il fuoco dell'inferno. Questo avviene in Puglia, Sardegna, Campania e Abruzzo.
In quest'ultima regione, a Scanno, sin dal XIV secolo e fino a poco tempo fa, la festa si è sempre celebrata con grandi ruoti fumanti di sagne e ricotta in piazza, mentre a Lanciano si teneva una sacra rappresentazione. Anche nel Lazio, in particolare nelle città di Nepi e Velletri, nella Tuscia, la festa presenta ancora delle marcate caratteristiche gastronomiche. In generale, quasi tutte le feste del 17 gennaio terminavano con una raccolta di prodotti alimentari che tutta la comunità poi consumava collettivamente.
A Guastalla (Emilia Romagna), invece, è lo gnocco fritto il re della festa. Sant'Antonio è sempre rappresentato con un maialino da latte (da un cinghiale nei paesi celtici), la cui carne era l'ingrediente più pregiato della tavola contadina italiana. Un tempo, molte comunità rurali allevavano collettivamente un maialino che poi ammazzavano e mangiavano in questo giorno. Antiche fiere come quella di Lonato (Lombardia), che si teneva appunto il 17 gennaio e oggi decaduta, erano tutta una celebrazione della cucina del maiale, del quale, com'è noto, i contadini non buttavano nulla.