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Italian Cuisine World Summit

Notizie

A Hong Kong il Summit Mondiale della Cucina Italiana e il Meeting Generale GVCI


L’Italian Cuisine World Summit si terrà a Hong Kong dal 2 al 7 novembre 2010. Lo hanno annunciato Rosario Scarpato, direttore del Summit che fa capo al netwok itchefs-GVCI, e lo chef Paolo Monti, Culinary Supervisor del Summit, dopo essersi incontrati con i cuochi dei 15 ristoranti che lo ospiteranno. Il Presidente del GVCI Mario Caramella, contemporaneamente, ha annunciato che in occasione del Summit ci sarà un General Meeting degli associati del GVCI, il giorno 3 Novembre, sempre a Hong Kong, per celebrare i 10 anni dalla fondazione del Forum online del GVCI.

 

Compiamo 10 anni. Siamo il primo e unico network spontaneo di cuochi italiani nel mondo


GVCI

Il GVCI - Gruppo Virtuale Cuochi Italiani compie dieci anni. Nacque nel 2000, in seguito all’incontro in Australia tra il Capo Cuoco Mario Caramella (Presidente) e il giornalista Rosario Scarpato, che promossero il primo scambio di email tra cuochi e culinary professional italiani all’estero. Ben presto la mole di corrispondenza fu tale che nel 2001 iniziarono il Forum Yahoo on line, aperto a tutti coloro che condividono le problematiche dei cuochi e degli operatori dell’enogastronomia italiana nel mondo. Da poche decine di iscritti di allora, il Forum oggi conta 1200 associati che lavorano in 70 paesi: un formidabile network spontaneo, senza scopo di lucro, che ha portato una ventata di modernità e freschezza tra chi fa cucina e ristorazione italiana nel mondo. Il Forum GVCI sì è ormai consolidato come canale di discussione permanente e di confronto di idee tra gli iscritti, ma anche di promozione di conoscenze e solidarietà tra i cuochi italiani all'estero e, infine, di contributo allo sviluppo dei prodotti e delle tecniche della cucina italiana. Dal 2006, attraverso il sito in inglese itchefs-gvci.com il network è stato protagonista di iniziative di promozione e difesa della cultura enogastronomica italiana nel mondo di grande respiro, a cominciare dalla Giornata Internazionale delle Cucine italiane (International Day of Italian Cuisines).

 

Un gruppo maturo e credibile

Mario Caramella1

Il GVCI è cresciuto e ha la giusta età per presentarsi al mondo. Siamo maturati molto da quando abbiamo iniziato dieci anni fa. Oggi il nostro Foum è l’unico spazio dove i temi e i problemi della nostra categoria sono dibattuti tra chi vi fa parte.

Continueremo a parlare nel Forum, come abbiamo fatto negli ultimi dieci anni, ma abbiamo deciso di rinnovare anche il nostro sito in italiano che, gradatamente, rifletterà i contenuti di quello in inglese. Iniziammo www.itchefs-gvci.com nel 2007 e fu un grande passo in avanti, grazie soprattutto all’impegno di Rosario Scarpato. In questi anni il sito in inglese ha curato con successo l’immagine e le iniziative del GVCI nel mondo. Oggi possiamo dire che grazie a quelle iniziative siamo l’unico credibile network di cuochi e professionisti dell’enogastronomia italiana che lavorano in giro per il  mondo, riconosciuto come tale da tutti coloro che lavorano nel settore. Il potenziamento del sito in italiano, affidato ancora una volta a Rosario Scarpato, punta allo stesso obiettivo di itchefs-gvci.com: promuovere il network GVCI come simbolo universale della cucina italiana di qualità nel mondo, di quella qualità cui noi cuochi siamo i principali fautori. Buon lavoro.

Mario Caramella
President GVCI

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Oltre mille ristoranti nel mondo hanno aderito alla Giornata delle Cucine Italiane 2010

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Oltre 1000 ristoranti in 70 paesi, inclusa l’Italia, hanno preso parte alla “ola” delle Tagliatelle al Ragù Bolognese dello scorso 17 gennaio 2010, in occasione dell’International Day of Italian Cuisines (Giornata Internazionale delle Cucina Italiane). La IDIC è stata creata come momento di promozione della autentica cultura e dei prodotti enogastronomici italiani di qualità, nel mondo. Tra le sue finalità c’è quella di educare, da un lato gli operatori professionali, dall’altro i consumatori abituali e quelli potenziali a riconoscere e rifiutare i taroccamenti e le contraffazioni. Per questo il ruolo dei cuochi che lavorano all’estero e quello dei media è fondamentale. A giudicare dai risultati conseguiti di cui sopra si può concludere che gli obiettivi della IDIC, nella sua edizione 2010, sono stati brillantemente raggiunti.

Un conteggio definitivo dei ristoranti che hanno partecipato non è stato possibile perché negli ultimi giorni le adesioni “spontanee”, senza registrazione, sono state numerosissime. Il dato più confortante è che i clienti dei ristoranti coinvolti hanno mostrato di gradire moltissimo l’iniziativa. La copertura mediatica e i ristoranti hanno venduto il piatto “celebrativo” in grandi quantità è stata superiore a ogni aspettativa, sia in Italia che all’estero.

La world premiere organizzata a New York con l’Italian Culinary Academy di Cesare Casella (International Culinary Institute) è stata un successo in tutte le sue componenti, incluso il collegamento video del 14 gennaio in contemporanea con Bologna dove era in corso una conferenza stampa in simultanea e la partecipazione di ospiti di grande profilo (Lidia Bastainich, Sirio Maccioni, Mario Batali). Analogo successo ha avuto la celebrazione di Stoccarda, dal 16 al 18 gennaio, che includeva cene e workshop.

 

Summit 2009: eccezionale scenario per la grande cucina italiana fuori dall’Italia

Trentacinque cuochi di valore, venuti dall’Italia o basati in Asia, hanno dato vita all’Italian Cuisine Asia Summit 2009, ovvero il primo Congresso dell’enogastronomia italiana di eccellenza all’estero. L’evento è destinato a rappresentare un momento di svolta e di grande cambiamento a livello di immagine e di mentalità.  A Hong Kong, dal 20 al 25 ottobre scorsi, sono definitivamente tramontati gli stereotipi di una cucina italiana (e dei suoi ingredienti) che viaggiava con le valigie di cartone degli emigranti improvvisati cucinieri. Il Summit, non a caso, è stato ospitato dai cuochi dei dieci migliori ristoranti italiani (in una città dove ce ne sono oltre duecento che si spacciano come tali) che hanno raccolto la esaltante sfida di creare una vetrina nella quale mostrare, a un pubblico tra i più sofisticati del mondo a livello gastronomico,  il meglio dell’offerta culinaria italiana di questi anni. Benché all’estero i cuochi italiani siano impegnati in una difesa ad oltranza della tradizione, della qualità e dell’autenticità, nel Summit di Hong Kong c’erano tutte le anime della cucina italiana, compresa quella più innovativa. E così mentre Massimo Bottura, al Ristorante Grissini, impiattava la sua “tecnologica” compressione di pasta e fagioli, Matteo Scibilia (Osteria Buona Condotta di Omago) al Mistral nel Grand Stanford Intercontinental Hotel preparava un grande Risotto alla Milanese secondo i canoni tradizionali. Dall’altro lato della città, al Ristorante Gaia, nella cucina di Paolo Monti, Giovanni Grasso (de La Credenza di San Maurizio Canavese) serviva un antipasto di fassone in tre tagli con fonduta e tartufo nero – tutti appena arrivati freschi dal Piemonte, proprio mentre a Kowloon, Vincenzo Pezzilli dell’Officina Culinaria di Pechino, nell’Osteria (Golden Mile Hotel) di Michele Camolei, impiattava tradizionali tonnarelli ar cacio e pepe. E gli esempi potrebbero continuare: al Summit c’era l’anima del grande ristorante  e quella della trattoria, gli stellati Michelin d’Italia (Marco Sacco del Piccolo Lago di Mergozzo e Ivan Musoni del Ca’ Vegia di Salice Terme) e i cuochi che si sono distinti in Asia (Andrea Tranchero da Tokyo, Gianni Favro da Bangkok, Lino Sauro da Singapore), il nord dell’Italia (Giacomo Gallina del Gold di Milano) e l’impareggiabile sud, rappresentato da due grandi cuochi pugliesi Antonio De Rosa e Mino Maggi ospiti all’Isola di Giandomenico Caprioli. Forse proprio questa formula “ecumenica”, ben italiana, lontano da provincialismi e parrocchialismi, ma rispettosa delle specificità, è stata la causa del grande successo del Summit.

Sono eventi come questi, d’altronde, che oggi contribuiscono più di ogni altra cosa a rafforzare l’immagine e la leadership della cucina italiana e a creare mercato per i suoi ingredienti. La scelta di Hong Kong non è stata casuale. Qui venti anni fa iniziarono ad aprirsi i primi ristoranti italiani dove autenticità e grande qualità viaggiavano insieme, dal Grissini nel Grand Hyatt Hotel, al Va Bene di Pino Piano, al Toscana di Umberto Bombana nel Ritz Carlton Hotel. Il modello Hong Kong si propagò presto a tutte le grandi capitali asiatiche. E i dieci cuochi che hanno ospitato il Summit sono figli di questo grande ventennio ma soprattutto  rappresentanti di  una giovane generazione, formatasi in Italia, con grandi capacità tecniche ma anche manageriali che lavora all’estero per scelta professionale. Senza contare che alcuni di loro, usano fino al 90 per cento di prodotti di qualità rigorosamente made in Italy. Tutti e dieci, poi, appartengono al GVCI (Gruppo virtuale cuochi Italiani), un Forum che io e Mario Caramella fondammo nel 2000 e che oggi conta oltre 1200 associati che lavorano in 70 paesi. Sono questi cuochi e culinary professional che spingono l’offerta enogastronomica italiana nel mondo, a livello culturale e commerciale. Ognuno di essi garantisce alla filiera agroalimentare italiana fatturati di tutto rispetto. Eppure ancora oggi fanno fatica ad avere il riconoscimento meritato. Non a caso il Summit è stato organizzato in maniera quasi autogestita, da itchefs-gvci.com, con l’ appoggio di sponsor privati, senza megastrutture pubbliche alle spalle, ad eccezione di un lungimirante appoggio della Regione Puglia e, in maniera limitata, quello dell’Emilia Romagna. I ministri Luca Zaia e Sandro Bondi, rispettivamente dell’Agricoltura e della Cultura, hanno inviato sentiti messaggi di incoraggiamento. E’ già qualcosa. Speriamo che la prossima edizione del 2010, nuovamente ad Hong Kong, abbia anche un loro supporto tangibile. Non so se il Summit abbia cambiato la storia della cucina italiana all’estero, come è stato detto. Sono certo, invece, che ha contribuito e contribuirà a migliorarne le prospettive future. E questo è quello che conta.

Rosario Scarpato
Direttore dell’ Italian Cuisine Asia Summit
Fondatore e Presidente Onorario del GVCI (Gruppo Virtuale Cuochi Italiani)

 

Gianfelice Guerini è il cuoco dell'anno 2009 del GVCI

Mario Caramella, presidente del GVCI ed Executive Chef al Hyatt di Bali in Indonesia ha annunciato, nei giorni scorsi, che il “Cuoco Gvci dell'anno 2009” è Gianfelice Guerini.

Dopo che l'anno scorso era stato premiato Emanuele Lattanzi, il cuoco del ristorante Vetro, dell'Hotel Oberoi di Mumbai, trasformatosi in eroe durante gli attentati nella megalopoli indiana quando aveva rischiato la vita per salvare la sua bimba in pericolo, quest'anno la Padella d'argento messo in palio da Piazza per il Cuoco Gvci 2009 è andato al bravissimo Gianfelice, lo chef che organizza la cucina della "Ferrari F1 team".

Gianfelice Guerini ha così commentato il Premio ricevuto a New York, nel corso della Cena di Gala per l'anteprima della Giornata Internazionale delle Cucine Italiane, all'Italian Culinary Academy:

Quando ho cominciato a fare questo lavoro non pensavo di arrivare fin qui, c'è stato un periodo che ho fatto altre cose, ho fatto il barman, il cameriere fino al Direttore di sala, responsabile catering, ma l'amore della cucina mi ha fatto ritornare sui miei passi.

Ho ricominciato dall'inizio, è stato difficile ma la mia forza di volontà ha dato buoni frutti. Nel 1993 sono entrato in formula 1 e fino ad oggi è stato un'escalation continuo, momenti duri e difficili, ma ho raggiunto i traguardi che mi ero prefissato.

Grazie alla Ferrari ho avuto modo di conoscere molte persone importanti, ho avuto modo di cucinare e servire queste persone e citarli tutti ci vorrebbe un libro....

Il merito di tutto questo va anche a molti di voi che mi avete aiutato in questa avventura. Voglio ringraziare -ha concluso Guerini- dal più intimo del cuore il nostro presidente Mario Caramella e tutti coloro che compongono il gruppo GVCI, tutti i colleghi che in questi anni mi hanno aiutato, e tutti i fornitori importatori che ho avuto modo di conoscere”.

 

La Cucina italiana nel Mondo protagonista ad Alma Viva 2008

Colorno 6 ottobre 2008. Una grande edizione Alma Viva 2008, il Congresso annuale della Scuola Internazionale di cucina italiana di Gualtiero Marchesi, appena conclusasi a Colorno in provincia di Parma.

Il Presidente di Alma, Albino Ivardi Ganapini, può andare giustamente orgoglioso del suo lavoro: anno dopo anno, Alma Viva rappresenta il momento più alto per riflettere e lanciare proposte su come rafforzare l'identità della cucina italiana.

Laboratori del gusto, tavole rotonde e cene di gala ma l'aspetto più importante in questa edizione è stato il riconoscimento che la cucina italiana nel Mondo riveste un ruolo centrale per il brand Italia e che il Gvci rappresenta il Gruppo più autorevole per indicare alle istituzioni, a cominciare dal Governo, come uscire dai ritardi e dalla paralisi che lo attanaglia per valorizzare in tutto il Mondo questo settore strategico per il Made in Italy.

Con gli interventi del “mitico Caramella”, come Raffaele Alajmo ha definito il Presidente del Gvci, Mario Caramella (è stato l'unico che ha ricevuto ben tre applausi durante il suo discorso) e di Rosario Scarpato, Presidente onorario, che ha presentato un documentario di alto livello sulla storia della cucina italiana all'estero, e l'efficace Cesare Casella, il Gvci ha svolto un ruolo da protagonista e fatto conoscere ad un'ampia e qualificata platea, erano presenti Riccardo Deserti, direttore del dipartimento per le politiche di Sviluppo economico e rurale del Governo e Gianfranco Caprioli, direttore generale per la promozione degli scambi del ministero del Commercio Internazionale, le proposte che fanno parte del bagaglio storico del Gvci dal lontano 2001.

D'ora in poi tutti dovranno fare i conti con i progetti del Gvci.

Le responsabilità di questo gruppo cresceranno ancora, ma la professionalità e le capacità dimostrata da tutti i settecento aderenti al Gvci in questi anni certamente sapranno essere all'altezza delle prossime nuove sfide.

 

L'intervento di Mario Caramella al Convegno promosso da Alma a Colorno

Colorno (Parma 5 ottobre 2008. Oggi, sabato, si è svolto a Colorno un Convegno, coordinato dal giornalista Paolo Marchi, sul tema: Linee guida per la promozione della gastronomia e della cucina italiana nel mondo”, in occasione dell'evento Alma Viva organizzato da Alma, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana diretta da Gualtiero Marchesi.

In tale occasione è intervento il Presidente del Gvci, Mario Caramella di cui pubblichiamo l'intervento.

“Buon giorno a tutti,

sono Mario Caramella, capo cuoco excutive del Bali Hyatt di Bali, in Indonesia.

Lavoro in Asia dal 1991, dove ho iniziato come capo cuoco nei ristoranti specializzati nella cucina italiana, come il Mistral dell' Intercontinental, il Grissini del Grand Hyatt ad HK, e Al Porto di Star City a Sydney.

Nel 2003 sono diventato executive chef all`Haytt Regency di Hua Hin, in Thailandia; sono anche il co-fondatore del Gvci-Gruppo virtuale cuochi italiani e lo presiedo dalla sua nascita.

il Gvci (Gruppo virtuale cuochi italiani), è il luogo di ritrovo degli chef professionisti italiani all'estero. Il gruppo è aperto anche a coloro che condividono, a livello professionale, le problematiche dei cuochi.

Farne parte vuol dire partecipare alle discussioni inerenti le problematiche della cucina italiana nel mondo. Gli scopi del gruppo sono quelli di creare innanzitutto, attraverso il Forum on line, un canale di discussione permanente, e di confronto di idee tra gli iscritti, ma anche di promuovere una rete di conoscenze e solidarietà tra gli chef italiani all'estero e, infine, di contribuire allo sviluppo dei prodotti e delle tecniche della cucina italiana.

Il nostro slogan di presentazione é: "Benvenuto nella Ventunesima Regione culinaria italiana”. Lavoriamo e siamo presenti in 70 Paesi e Stati nei 5 Continenti".

Dopo questa permessa Caramella si sofferma “sullo sviluppo e il successo della ristorazione italiana in Asia di cui -afferma il Presdiente del Gvci- “mi sento, realmente, uno dei fautori e dei pionieri”.

“In Asia non esiste un' immigrazione italiana simile a quella conosciuta nelle Americhe o nel Nord Europa, e per questo -continua Caramella- la cucina italiana e` arrivata in maniera diretta dai cuochi e operatori professionisti della ristorazione, chiamati in un primo momento dalle grandi catene alberghiere che, a seguito di una piccola rivoluzione, iniziata verso la fine degli anni '80, cominciarono ad offrire alla loro clientela la nostra cucina e ad aprire, all' interno delle loro strutture, ristoranti italiani con capi cuochi e direttori di sala italiani, che sapessero proporre alla clientela una cucina autentica e un servizio spigliato, senza troppi fronzoli.

Cosa che invece continuava ad annoiare e ad infastidire i clienti nei ristoranti francesi (almeno in Asia era così).

Il successo immediato credo sia iniziato anche grazie a questo concetto di "semplicita` ma di qualita` del servizio", e dall' immediatezza dei piatti che venivano percepiti e capiti sia dalla clientela internazionale sia dagli stessi asiatici, che nella pasta vedevano una liason con la loro cultura culinaria.

Il successo é stato tale che ora, nel 2008, dopo 20 anni di successi, sono molto pochi gli hotel che hanno un ristorante francese: la cucina regnante è quella italiana, i cuochi, i sommelier, i direttori di sala italiani hanno letteralmente -e pacificamente- invaso l' Asia, portandosi appresso produttori ed esportatori di cibi e di vini, e addirittura in alcuni casi si trova la presenza di importatori italiani che operano in Asia, per cui sta diventando molto facile la comunicazione fra l' Asia e l' Italia.

All' inizio é stato molto difficile: i cinesi non capiscono l' italiano, e gli italiani non capiscono l'inglese. Chiedere, per esempio, ad un fornitore di importare il lardo di colonnata era un' impresa impossibile. Oggi fortunatamente ad HK lo trovi nei supermercati assieme al prosciutto di cinta senese, al balsamico tradizionale e il radicchio tardivo.

Ricordo nel '91, ad HK, l'importatore di prodotti italiani aveva 10 pagine nella sua lista dei prodotti, e forse solo mezza era composta da prodotti italiani. Il fornitore si chiamava Food from France: bene, lo stesso fornitore nel `93 cambió nome e la lista dei prodotti italiani era aumentata di diverse pagine, a scapito dei prodotti pseudo italiani prodotti in Australia o in Danimarca; aveva rotto l'egemonia dei francesi, e l'Asia quindi scopriva il Taleggio e il Barbaresco. L' Italia usciva cosí dallo stereotipo del Chianti nella bottiglia impagliata e dell' aglio appeso al soffitto. Finalmente arrivavano i tartufi, il basilico, il Nero d`Avola e persino il Chinotto!!

Questo ha significato anche poter avere accesso all'attrezzatura prodotta dal design italiano, l' espresso e le macchine per farlo!.

Un altro punto importante, che sta dando e continuerá a dare una forte spinta al Made in Italy, é il fatto che tutti questi operatori che all'inizio hanno cariche come chef de cuisine o restaurant manager, hanno spesso una brillante carriera, e diventano direttori del food and beverage, excutive chef, e anche direttori generali.

Cosí, arrivati a questo punto, non solo il ristorante italiano usa prodotti Made in Italy, bensí l'intero hotel ne viene influenzato; la macelleria, la pasticceria, la panetteria, le liste dei vini, i bar, il frigobar nelle stanze, il room service. Insomma, tutti questi reparti cambiano e iniziano ad usare prodotti italiani e ad offrire specialitá italiane.

Direi quindi che la nostra generazione ha aperto una porta e spianato la strada alle generazioni future. Ma ora, di cosa abbiamo bisogno?

Forse di un po' piú di aggressivitá, anche un po' piú di professionalitá da parte dei produttori italiani: non tanto rivolta al loro prodotto, quello lo fanno bene!. Ci vorrebbe piú attenzione per i dettagli, il packaging, il marketing, l'informazione e la diffusione di informazioni a chi, non avendo il dna italiano, non conosce e non distingue un prodotto autentico e di qualitá da un altro scadente e falsificato. Tali Prodotti, come il parmigiano retinato, non dovrebbero uscire dall'Italia, perchè creano solo confusione.

Bisognerebbe dare il passaporto ai migliori prodotti ed impedire l' uscita quei prodotti falsificati o almeno far si che chi li vuole sappia e sia informato che sta comprando un prodotto di serie B. Inoltre, ci vorrebbe piú fermezza da parte delle autoritá nello sbloccare i divieti di importazione in alcuni paesi dei prodotti base per fare la vera cucina italiana. Ci vorrebbe un' unica associazione, talmente forte che possa dare l'immagine autentica della cucina italiana, e renderla globale, come é stato fatto con la moda, per esempio.

Per tutto quello che é successo fino ad oggi, noi cuochi italiani all'estero diciamo grazie alla cucina italiana, all'Italia, alle sue migliori tradizioni culinarie e al suo stile, creato meglio, fino ad oggi, dai singoli operatori.

Vorremmo dire a tutto il mondo chi siamo: bollini e targhe servono a poco se il cliente non le riconosce: un evento mediatico di livello mondiale con nomi altisonanti dello spettacolo, dell'arte e della cultura, da accomunare ai migliori cuochi italiani all'estero potrebbe amplificare e mandare a tutti il nostro messaggio. Una guida dove si premiano solo i migliori, gestita dai cuochi stessi, potrebbe essere il punto di partenza per far sí che questo momento di egemonia italiana continui nel futuro.

Inoltre, la scuola in Italia dovrebbe iniziare a formare giovani che non saranno solamente cuochi in Italia, ma cuochi per la cucina italiana nel mondo.

Naturalmente potremmo continuare la lista all'infinito, perché siamo pieni di idee, di buona volontá e di grande professionalitá. Ma per ora mi fermo qui. E ringrazio tutti per avermi ascoltato”.

Poi Caramella ha continuato a parlare a braccio e d' istinto soffermandosi su alcune proposte avanzate dagli altri relatori, proponendo alle autorità scolastiche “di insegnare educazione culinaria fin dalle elementari e far si che la cultura culinaria italiana non si perdi e non sia in mano solo alle trasmissioni televisive, anche se divertenti! e in qualche caso anche educative ma i bambini non le guardano e comunque non basta, in quanto le nonne non ci sono piu, le mamme non cucinano piu` e la prossima generazione e` in balia dei fast food”.

Il Presidente del Gvci ha concluso sostenendo “che gli chef italiani in Italia non debbono sentirsi inferiori rispetto ai cugini francesi, che pure noi chef italiani all' estero rispettiamo, ma nel nostro caso forse succede il contrario!.

Voglio ripetere -ha concluso Caramella- con tutto il rispetto per il professionismo che i francesi dimostrano, se devo indicare un punto a nostro sfavore e` che in Francia uno chef è considerato un professionista da ammirare e sia il popolo francese che le Autorita` lo celebrano molto meglio che in Italia”.

 

Gusto in Scena a Venezia


Il Leone di San Marco accoglie gli ospiti
dell'hotel Hilton Molino Stucky
sull'isola della Giudecca

Momenti di alta Gastronomia al Congresso voluto dal patron Marcello Coronini, con tema “Le Verdure e le Erbe” poste in campo da grandi chefs Italiani e Spagnoli, alla luce dell'eterno dualismo tra “tradizione ed innovazione”.

La Laguna, il Congresso e gli Chef...

Appunti di viaggio del Givuccino Massimiliano Sepe

Pronti via, si parte.......

Dopo un week-end di lavoro , faccio una doccia e via alla volta di Venezia.

Stordito dalla bellezza della città, mi avvio, in battello verso l'Isola della Giudecca.

Il viaggio tra i canali è stupendo, rubo qualche scatto qua e la, e vengo sopraffatto dai ricordi di mio nonno Luigi, pescatore lungo i canali ed il Lago di Fondi le imbarcazioni ed i profumi lagunari mi riportano alla mente alle pescate con mio nonno

Arrivo all'Hilton  Molino Stucky, incontro con gli organizzatori e via a cena con un gruppo di amici, tra cui Herbert Hintner. Andiamo alla “Mascareta” di Mauro Lorenzon. Ottima cena, innaffiata da ottimi vini selezionati dal padrone di casa.



Primo giorno di congresso , s'inizia con l'intervento del Maestro Gualtiero Marchesi, seguita da Riccardo de Prà, Martin Berasategui ed il prof Scaglione.

Piccola pausa pranzo durante la quale i congressisti hanno avuto l'opportunità di gustare prelibatezze gastronomiche e vere perle enologiche.

Nel pomeriggio si è continuato, il congresso , con gli interventi di Marco Bistarelli ( primo intervento live dalla Main Kitchen Hilton con presentazione di due piatti), Josep Roca, Marco Bortolini e Jordi Butron.

Secondo giorno di lavoro, s'inizia la mattinata con gli interventi di Juan Mari Arzak, Chicco Cerea (intervento dalla cucina ), Nando Jubany, Pietro Leeman (intervento dalla cucina) e Manuel Puigevtr , prima della consueta pausa pranzo.

Da oggi in Main Kitchen anche il giornalista Antonio Paolini, che con la sua  piacevole verve interviene con una telecronaca del piatto sempre fresca , attenta e consona.

Persona dall'invidiabile cultura , riesce a cesellare la giusta cornice ai gioelli prodotti dagli chefs all'opera.











Si prosegue il congresso con prima Gaetano Trovato ed a seguire Maurizio Serva per approdare in cucina con Norbert Niederkofler.

Segue il bell'intervento di Paolo Teverini, per poi concludere la giornata congressistica con il Risotto Virtuale  di Afono Caputo realizzato on the stage dalla Main Kitchen.

La serata prosegue con l'ottima cena servita a tutti i congressisti presso l'hotel Monaco, rientro al Molino Stucky e brindisi della buona notte allo Sky Line il Cocktail Bar sul tetto dell'Hilton, veduta mozzafiato su tutta Venezia.

E' stato un piacevole momento di confronto e dialogo con tutti gli chefs intervenuti al congresso.

Ultimo giorno, si parte subito in cucina con Corrado Fasolato ed i suoi Gioelli di Bassa Marea.

Pedro Subijana e Pietro d'Agostino presentano il loro lavoro ai congressisti, prima del confronto tra gli chefs ed il pubblico.

Nell'ultimo giorno di congresso, grazie ad alcuni espositori , ho avuto la possibilità di preparare un Risotto Carnaroli al Gorgonzola ed Asiago, servito durante la pausa pranzo ai congressisti.

Si riprende con l'intervento dalla cucina di Mauro Uliassi, seguito da una splendida relazione di Herbert Hintner tutta a favore dei prodotti del territorio.

Piero Zanin ed Alfonso Iaccarino chiudono uno splendido congresso, che ha unito Italia e Spagna dei Fornelli in un confronto intelligente e costruttivo.

Ho avuto la fortuna di essere dietro le quinte per tutta la durata del congresso, collaborando ed interagendo con i relatori all'opera ai fornelli, con me anche i ragazzi del team di Paolo Teverini.

Devo ringraziare lo chef  Franco Luise che ci ha messo a disposizione , spazzi,attrezzature, materiale ed uomini per realizzare il tutto.

E' stato bello collaborare in cucina e poi assaggiare in diretta le preparazioni.

Dal Minestrone Gelatinato con Aria di Parmigiano di Marco Bistarelli (attuale presidente dei Jeunes Restaurateurs d'Europe), al Branzino in Crosta di Pane e Sale di Chicco Cerea, alle piacevoli sensazioni Vegetariane di Pietro Leeman, ai Tortelli di ricotta di Bufala ai piselli e calamaretti spillo di Norbert Niederkofler, ai Gioielli di Bassa Marea di Corrado Fasolato, al Risotto al Tartufo Virtuale di Alfonso Caputo, alle patate cotte in soluzione salina e servite con Gelato di Cipolla di Troppa ed Ostrica di Mauro Uliassi.

E' stato altresì bello ritrovare degli amici pontini e non Casale del Giglio e Fenech azienda Agricola

Tra gli altri saluto Franco Adami, Paolo Mastroberardino, l'azienda Arunda, i produttori Colterenzio, Coutadin Giuliano, Azienda Agricola Livon, e tutti gli altri che mi hanno sopportato in quei giorni.

Massimiliano Sepe

 

E' Alessandro Colombis lo chef Gvci dell'anno 2007

Dopo Vincenzo Perez, Executive Chef dell' Hotel Phoenicia InterContinental a Beirut, che l'anno scorso ha ricevuto lo speciale riconoscimento come Chef dell'Anno da parte del Gruppo Virtuale Cuochi Italiani (Gvci - www.gvci.org), quest'anno ad aggiudicarsi il titolo è stato lo chef Alessandro Colombis.

Un premio ampiamente meritato. Alessandro Colombis, ha infatti lasciato il suo lavoro a Shangai per andare a gestire (gratuitamente) per 8 mesi la scuola alberghiera “albergo Don Bosco di Sihanukville” fondata da Fratel Roberto Panetto, Padre Carlo Velardo e i loro confratelli salesiani che lavorano in Cambogia in aiuto dei più deboli.

E' stato proprio Don Carlo Velardo a richiedere al GVCI* il bisogno di volontari ed è stato Alessandro a rispondere con tanta generosita' all'appello ed ora si trova al Don Bosco per aiutare i giovani della scuola alberghiera a formarsi una professione.

Il Presidente Mario Caramella e il Consiglio del GVCI hanno voluto premiare Vincenzo non solo per la sua bravura e il suo impegno ma anche per il coraggio dimostrato. Il premio consiste in una menzione speciale e si sta già pensando di offrire una padella in rame dove saranno intarsiati i nomi dei vincitori. La padella verrà custodita, anno per anno, dal premiato di turno.

Moltissime sono state le congratulazioni arrivate, tramite mail, a Colombis dagli amici del Forum del Gvci. Per tutti citiamo Francesco Farris, Executive Chef Arcodoro & Pomodoro di Dallas, che ha scritto: “Altro che stelle Michelin!!!. Questo premio ha il valore di un intero cielo stellato....” e poi riprendiamo una bellissima lettera/testimonianza della givuccina Silvia Caramella:

“Caro Alessandro Colombis e cari amici del forum,

permettetemi una riflessione sul premio e sul ruolo che tu e i tuoi colleghi impegnati nella ristorazione svolgete quotidianamente.

Anzitutto ritengo il premio meritatissimo, e mi fa particolarmente piacere, come ex-missionaria, vedere l'accordo generale nel riconoscere che il GVCI valuta l'opera globale dei suoi membri, e non le stelle, la visibilita' mediatica o solo la qualita' della cucina. Il GVCI valuta la persona, la capacita' di comunicare il valore altamente simbolico di chi lavora con il cibo.

E' proprio sulle parole "comunicare" e "simbolico" che sta il segreto dell'importanza del vostro lavoro, cari chef & affini: voi, attraverso l'amore per il cibo e la sua preparazione comunicate (lett.=fare comunione), perche' la condivisione del cibo e' la forma piu' alta di comunicazione. E il valore simbolico (simbolo= unire insieme, unione della parte visibile con la parte invisibile) sta proprio li', nella carica di rispetto e amore che portate verso il cibo di cui si nutriranno gli altri, e verso le altre persone.

Pensiamo allo splendido film "Il pranzo di Babette", e' una sintesi magistrale del concetto di "comunicazione simbolica" dell'arte culinaria.

Ecco perche' non si puo' che essere d'accordo con il premio ad Alessandro Colombis: credo che tutti i membri del GVCI semplicemente riconoscano che nella loro mission, il valore piu' alto resta sempre la "comunicazione simbolica", e credo che il fatto di condividere il cibo e la sua preparazione con coloro che piu' necessitano di questo sia proprio il punto da dove e' nato tutto cio'.

Tutto questo lo dico con tanta ammirazione e invidia: sono stata una pessima missionaria come aiutante in una panetteria in Brasile, tanto pessima che alla fine mi hanno messa a fare l'autista e la raccolta di fondi, lasciandomi entrare in cucina solo per lavare i piatti...

Silvia”

* I membri dell'associazione GVCI, un Gruppo presieduto da Mario Caramella, Executive Chef al Bali Hyatt di Bali in Indonesia, sono cuochi italiani che lavorano all'estero in hotel o ristoranti importanti (da Buenos Aires a Melbourne; da Sydney alla Polinesia francese; da Pechino a Dubai; da Beirut a New York, etc) con figure professionali che spaziano tra sous-chef, chef de cuisine, executive sous-chef, executive chef, General Manager, F&B director, restaurant manager nonchè proprietari e gestori di ristoranti.

Una realtà ampia e diversificata che dal 2001, anno di costituzione del gruppo, è impegnata a disegnare il futuro della cucina italiana all'estero. Un futuro fatto di confronti on-line fra colleghi ma, soprattutto, impegnati alla valorizzazione dei prodotti made in Italy e per una cucina "vera" nella quale tradizione, tecnica e grandi materie prime procedono di pari passo. Il Gvci ha svolto inoltre anche due Congressi in Italia, a Parma e Torino.

 

GVCI - Gruppo Virtuale Cuochi Italiani in lutto

Hong Kong 24 luglio 2007. Oggi si sono svolti i funerali del caro Massimo Iarossi. Un'altra grave perdita per tutti noi del Gvci. Un giovane chef che amava la vita e che aveva grandi progetti per sé e la propria famiglia ci ha lasciati in maniera improvvisa.

Tutti gli chef del gruppo hanno partecipato al dolore della famiglia e hanno espresso alla moglie, signora Annapaola Bardeloni Iarossi, le più sincere condoglianze.

Mario Caramella

 

Vincenzo Perez riceve il premio di chef dell'Anno GVCI

Vincenzo Perez, Executive Chef dell' Hotel Phoenicia InterContinental a Beirut ha ricevuto nel 2006 uno speciale riconoscimento come Chef

dell'Anno da parte del Gruppo Virtuale Cuochi Italiani.

Il Presidente Mario Caramella e il Consiglio del GVCI hanno premiato Vincenzo non solo per la sua bravura e il suo impegno ma anche per il coraggio dimostrato.

 

1° Convegno degli Chef italiani all'estero, la ventunesima regione gastronomica

Si è tenuto a Parma il 24 e 25 febbraio 2004 il primo Convegno degli Chef italiani all'estero (la Ventunesima regione gastronomica d'Italia).