Gli Oscar della cucina Italiana nel mondo 2010
La missione degli Oscar della cucina Italiana nel mondo (Italian Cuisine Worldwide Awards) è di onorare quei singoli individui che hanno dato un contributo eccezionale all’introduzione, diffusione e salvaguardia della cultura del cibo e vino italiani, nei Paesi in cui risiedono o in un contesto globale. I Premi, promossi da itchefs-gvci.com, sono assegnati ogni anno a chef, scrittori, giornalisti ed uomini d’affari, per il lavoro svolto l’anno anteriore o durante le loro intere carriere. I candidati ai Premi vengono nominati in seguito ad un lungo sondaggio tra gli oltre 1000 membri del GVCI (Gruppo Virtuali Chef Italiani) e selezionati da una giuria internazionale di professionisti, che comprende il Presidente ed il Consiglio del GVCI. Alcuni premi vengono assegnati a professionisti italiani che si sono distinti per il lavoro eccezionale che hanno svolto nel settore culinario ed alberghiero, trovandosi fuori dall’Italia.
ICWA PER I CONTRIBUTI APPORTATI NEL 2009
LIDIA BASTIANICH, New York, STATI UNITI JAMIE OLIVER, Londra, REGNO UNITO ROLAND SCHULLER, HONG KONG MAURIZIO UGGÉ, Melbourne, AUSTRALIA
ICWA PER I CONTRIBUTI APPORTATI DURANTE LA LORO CARRIERA
FRANCESCO CRISANTE, Caracas, VENEZUELA GIACOMO GALLINA, Milano, ITALIA ROGERIO FASANO, São Paulo, BRASILE ONNO KLEYN, PAESI BASSI GIORGIO LOCATELLI, Londra, REGNO UNITO GIROLAMO PANZETTA (Giro-san), Tokyo, GIAPPONE
ICWA - Premio alla carriera
NORBERT KOSTNER, Bangkok, TAILANDIA SIRIO MACCIONI, New York, STATI UNITI
Chef dell’anno 2010 GVCI
GIANFELICE GUERINI, Chef del team Ferrari - Formula 1
Lidia Bastianich, New York, STATI UNITI
Un nuovo libro, una nuova partecipazione in imprese commerciali che promuovono l’eccellenza nel cibo e vino italiani, programmi televisivi e molte attività: ancora una volta, nel 2009, come nelle ultime tre decadi, Lidia ha dato un contributo eccezionale per una corretta comprensione della cucina e dello stile culinario italiani.
Jamie Oliver, Londra, REGNO UNITO
“Sarei dovuto nascere italiano. C’è una tale diversità nello stile di vita, nella cucina, nelle tradizioni e nei dialetti. Ecco perché, in quanto chef, trovo questo Paese così emozionante.” Queste parole di Jamie Oliver, il popolare chef televisivo, descrivono bene il profondo attaccamento che lo chef televisivo inglese ha avuto, sin dagli inizi della sua carriera, verso l’Italia e la sua cucina. Centinaia di migliaia di telespettatori sono stati introdotti all’autentica cucina italiana attraverso le parole, le ricette ed i piatti di Jamie Oliver. Il suo impegno per la cucina italiana è stato particolarmente forte nel 2009, con l’ulteriore sviluppo dell’impresa italiana di Jamie nel Regno Unito, con l’apertura di molti ristoranti che utilizzano eccellenti prodotti made in Italy ad un prezzo accessibile. Questo impegno si prevede continui anche nel 2010 sia in Inghilterra che in Asia.
Roland Schuller, HONG KONG

Nato in Austria, con sede ad Hong Kong, nel 2009 Roland Schuller ha raggiunto alcuni dei più grandi risultati aperti agli chef della Cucina Italiana. Oltre ad essere premiato con una stella Michelin l’anno scorso – l’unico ristorante italiano della città che può vantarla – e ad avere successo con la sua nuova impresa, the Drawing Room, egli ha definitivamente confermato il suo profilo di chef dalla profonda conoscenza della storia come delle tradizioni culinarie italiane, nonostante non sia nato né cresciuto in Italia. Gli anni trascorsi in Italia al timone di uno dei ristoranti italiani più rinomati e la società con il suo socio/collega, Umberto Bombana, sono stati di fondamentale importanza per la sua carriera ed oggi, Roland è un esempio da seguire per migliaia di chef e ristoratori in tutto il mondo, che vogliono aprire e/o gestire un ristorante italiano senza essere nati né essersi formati professionalmente in Italia. Il suo attaccamento inflessibile alla tradizione e agli ingredienti italiani di eccellenza merita l’elogio incondizionato di tutti gli amanti del cibo italiano.
Maurizio Uggé, Melbourne, AUSTRALIA
Ex top manager di un’importante impresa di cibo italiano, Maurizio andò a vivere in Australia nel 1993. In quanto manager di un importatore di prodotti italiani di lunga data, a parte ed oltre i risultati commerciali che ha raggiunto, egli ha contribuito in modo significante a generare un cambio culturale nei riguardi dei vini italiani in Australia, dai Chianti più economici venduti in bottiglie ricoperte di rafia e dagli ancora più economici ed anonimi Lambrusco nei fiaschi da 1.5 litri (regarded as the norm sugli scaffali dei supermercati italiani e dei negozi di bevande) alla grande qualità e varietà dell’offerta odierna. Molti importatori australiani hanno seguito il suo esempio ed oggi la sua impresa da sola possiede un portafoglio di oltre 350 vini di aziende vinicole quali Domenico Clerico, Planeta, Argiolas e Ca’ del Bosco.
Francesco Crisante, Caracas, VENEZUELA

Non è uno di quegli chef “celebrità”, ma ha trascorso la sua vita cercando di mantenere alti gli standard della cucina italiana in Venezuela, il Paese che ha accolto l’ultima grande ondata di migrazione italiana. Lo stesso Francesco era un migrante, ma uno speciale: lasciò l’Italia nel 1957 alla ricerca di una vita migliore in qualità di chef già preparato (aveva lavorato a Villa Santa Maria, in Abbruzzo, regione una volta conosciuta come la terra dei cuochi). Egli rappresentava un caso insolito, quasi unico, tra milioni di migranti italiani che erano diventati chef e ristoratori nelle loro nuove Terre senza aver nessun tipo di formazione in quel campo. Per questa ragione egli è il precursore di centinaia di chef italiani, formatisi in Italia, che lavorano all’estero e che hanno cambiato la storia della cucina italiana nel mondo. Negli ultimi dieci anni, Francesco e la sua famiglia (nella foto, con sua figlia) hanno gestito Vizio, senza dubbio il migliore ristorante italiano nel Sud America Caraibico. Francesco è riuscito a sopravvivere all’enorme crisi economica che sta colpendo il Venezuela, obbligando centinaia di ristoranti di Caracas a chiudere.
Giacomo Gallina, Milano, ITALIA
Giacomo è rientrato recentemente in Italia per lavorare come Executive Chef del ristorante alla moda GOLD di Dolce&Gabbana, a Milano. Ha speso buona parte della sua carriera fuori dall’Italia e ha lasciato il segno in giro per il mondo avendo lavorato nei migliori di ristoranti di molti Paesi, tra cui Sud Africa, Francia, Stati Uniti e Singapore. E’ ancora più importante sottolineare però che lo chef Gallina, che è rimasto con i piedi per terra e ha un approccio umile, è altamente considerato un Maestro per dozzine di chef italiani che al momento lavorano in giro per il mondo. Oltre a gestire le cucine del GOLD, Giacomo è anche consulente chef e food designer di vari locali culinari in Italia ed è vice presidente del GVCI.
Rogerio Fasano, São Paulo, BRASILE
Aiutato dalla fama del Fasano a São Paulo, uno dei più antichi ristoranti italiani del Sud America, e di proprietà della sua famiglia, Rogerio nelle ultime due decadi ha cambiato la storia della cucina italiana in Brasile. Eleganza, raffinatezza, ma anche semplicità, qualità ed autenticità sono gli attributi della cucina di tutti i ristoranti di sua proprietà che ha aperto, sebbene siano diversi nel formato, sono risolutamente italiani. Nonostante la maggior parte di essi impieghino chef e staff formatisi in Italia, Rogerio supervisiona ognuno di essi. Questo è probabilmente il segreto del suo successo, insieme al fatto che egli conosce a fondo l’Italia e le tradizioni culinarie italiane. Nessun altro in Sud America, meno ancora in Brasile, ha fatto così tanto per la corretta comprensione della cultura culinaria italiana contemporanea ancora profondamente radicata nella sua tradizione.
Onno Kleyn, PAESI BASSI
Scrittore e critico enogastronomico, Onno Keyn, è ormai da tempo probabilmente il più qualificato conoscitore della cultura culinaria italiana nei Paesi Bassi. La sua fama, che trasuda abbondantemente dai suoi libri ed articoli, si basa su un’approfondita conoscenza dell’Italia, del suo cibo e vino, dei suoi luoghi, della sua storia e tradizioni. Cioè che rende Onno speciale però è il suo impegno nell’educare gli olandesi a riconoscere il meglio delle espressioni culturali italiane nei Paesi Bassi, un Paese in cui troppo spesso i locali che servono cucina italiana sono stati nelle mani di addetti senza scrupoli, per non dire, incompetenti.
Giorgio Locatelli, Londra, REGNO UNITO

Attraverso i suoi libri, il suo programma televisivo, ma soprattutto, attraverso la sua cucina – autentica italiana – Giorgio Locatelli ha dato un enorme contributo al corretto apprezzamento della cucina italiana in Gran Bretagna. Giorgio, nato sulle rive del Lago Maggiore, nel nord Italia, è cresciuto nello stellato ristorante Michelin della sua famiglia, e prima di diventare possibilmente il migliore comunicatore dell’autentica cucina italiana nel Regno Unito, egli ha riunito una solida esperienza professionale in ristoranti internazionali. Dal 2002, la sua Locanda Locatelli è diventata un punto di riferimento per la cucina italiana di qualità fuori dall’Italia. Il suo modello commerciale prevede ancora la sua presenza costante alla Locanda e uno scambio affettuoso con i suoi clienti – la stessa qualità che ha dato il successo a molti ristoranti italiani nel mondo. Questo modello ha forse limitato l’espansione dei suoi affari (solo recentemente egli ha dato il suo nome ad un’impresa del Medio Oriente), ma ha preservato la grande essenza di ciò che fa.
Girolamo Panzetta, Tokyo, GIAPPONE
La cucina italiana ha avuto tanto successo in Giappone ed in maniera particolare nelle sue grandi città nell’ultimo paio di decadi grazie anche a Girolamo Panzetta, un architetto nato in Italia e trasferitosi lì nel 1986. Egli non ha mai lavorato né come architetto né come chef – in verità ammette di non essere un buon cuoco – ma è stato un formidabile educatore con il suo programma su Nhk TV. Malgrado sostenga alcuni apparenti stereotipi, che l’hanno aiutato a conservare la sua fama tra i giapponesi, Giro-san – il nome con cui egli è conosciuto in Giappone – ha sempre trasmesso un messaggio corretto sulla cucina italiana, e su come prepararla e gustarla. Anche la moglie di Panzetta, Kikuko, ha giocato un ruolo importante aiutando suo marito nel suo sforzo di promuovere la cultura culinaria italiana.
Norbert Kostner, Bangkok, TAILANDIA

La carriera di questo chef italiano, nato e formatosi in Alto Adige, merita un grande rispetto ed elogio. Per oltre trentacinque anni è stato al timone delle cucine di uno dei più prestigiosi hotel in Asia, il Bangkok Oriental, che era un tempo di proprietà italo-tailandese. In questo lungo periodo di tempo, lo chef Norbert ha guadagnato la fiducia incondizionata degli ospiti dell’hotel e il rispetto dello staff per il suo approccio al lavoro altamente competente ed etico, come supervisor di tutte le operazioni di catering e di ristorazione dell’hotel. Superbo conoscitore della cucina francese e tailandese, lo chef Norbert ha lavorato con alcuni degli chef internazionali più prestigiosi che sono passati dall’Oriental come invitati a speciali eventi culinari. Egli però non ha mai dimenticato le sue radici italiane; da un lato, le tradizioni culinarie italiane sono sempre state una parte fondamentale del suo inconfondibile stile di cucina personale, dall’altro, i valori della sua Terra nativa (la Val Gardena) – franchezza, onestà ed un forte attaccamento al lavoro – hanno sempre guidato le sue azioni giornaliere.
Sirio Maccioni, New York, STATI UNITI
Ristoratore nato in Italia (a Montecatini Terme), Sirio Maccioni, è ormai una leggenda vivente. Sebbene il suo nome si associ prevalentemente ad uno dei più famosi ristoranti francesi di New York (Le Cirque), egli è già possibilmente l’esempio di maggior successo di cosa può raggiungere un uomo d’affari italiano all’estero nel campo dell’hospitality. La lunga ed intensa carriera del sig. Maccioni, che è ancora fortemente legato alla sua nativa Toscana, merita di essere studiata da tutti coloro i quali, in particolare, potrebbero trarre beneficio dalla comprensione del suo modo di gestire chef difettosi e clienti esigenti. E’ una leggenda vivente.
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